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Intervista a Michele Pavanello

È disponibile dal 27 settembre 2019 sui migliori digital stores e sulle piattaforme di streaming musicale NON E’ CASA MIA(https://open.spotify.com/album/3jcCLr4w4IroulcZDli30s), il nuovo singolo del cantautore Michele Pavanello. Lo abbiamo intervistato per system failure….

Ciao Michele. Come è nato “NON E’ CASA MIA”? Parlaci per bene di questo tuo nuovo singolo…

Ciao Felice. L’idea era quella di lasciare più spazio alla musica. Spesso nelle mie canzoni il peso del testo schiaccia un po’ la parte compositiva e qui volevo provare ad invertire l’equilibrio. Non più una narrazione, ma ho riservato alle parole il compito di creare delle immagini e alla musica quello di renderle credibili con i colori che mi sembravano più adatti.

Questa volta come sonorità troviamo ambient e cantautorato in un’atmosfera sonora tanto vellutata. Come mai hai scelto queste sonorità?

Una questione di colori, appunto, cercando di contrapporre espressioni forti, crude e per certi versi tragiche che la parte letterale propone, a sonorità vellutate con tonalità tenui ma che danno comunque il senso della profondità, o almeno così era nelle mie intenzioni, non so proprio se ci sono riuscito.

Alberto Piva e Paolo Lazzarini hanno collaborato a rendere questo singolo tanto bello. Come è stato collaborare con loro?

Alberto e Paolo sono cari amici e bravissimi musicisti, con grande sensibilità e talento. Ad ogni sessione imparo sempre qualcosa di nuovo e rimango meravigliato da quello che riescono a tirare fuori. Sono anche severi quando serve e per questo la loro collaborazione è ancora più preziosa. E poi un altro ruolo fondamentale è quello di Silvia Spadon, che assume la direzione artistica di ogni progetto, ci coordina, programma i lavori, organizza le sessioni e ci bacchetta quando non rispettiamo i tempi. Insomma un team fantastico, spero si possano fare ancora tante cose insieme.

Nel mondo odierno postmoderno, a mio parere, è venuto meno il rapporto di armonia con Dio e con la natura. Puoi commentare queste mie parole?

Temo che sia una grande verità. È faticoso riappropriarsi della giusta dimensione e questa fatica la provo tutti i giorni sulla mia pelle. Sembra di essere naturalmente attratti verso relazioni artificiose che alla fine risultano spesso tossiche, e questo è un controsenso al quale non riesco a dare una spiegazione. È come una deviazione imposta alla nostra naturale essenza. Quando, però, accade, magari anche per poco, di ristabilire il corretto equilibrio, è gioia pura.

Quando ero ragazzo avevo una sorta di diario in cui annotare tutte le mie “mens-turbazioni”. Per me era una sorta di luogo magico. Per te cosa è, invece, il vecchio albero?

Oggi è lo sguardo dei miei bambini quando mi raccontano della vita. Nel loro entusiasmo si rifugia la mia speranza e questo mi da una certa serenità. Ma è anche una speranza e un augurio per tutti perché non si interrompa mai la ricerca di un luogo in grado di accoglierci per quello che siamo e che rappresentiamo.

Come vedi la figura di Greta Thunberg che sta scatenando da tempo un movimento globale per sensibilizzare le coscienze sul problema del cambiamento climatico?

Poveretta, la stanno massacrando e sinceramente mi dispiace. A mio avviso Greta è una straordinaria portavoce; inutile contrapporre a lei le diverse tesi negazioniste, titolate o meno, non ha proprio senso. Deve essere la comunità scientifica internazionale a confrontarsi e dalla stessa devono arrivare le soluzioni percorribili. Ai giovani, come Greta, spetta un ruolo fondamentale per cercare di smuovere le coscienze e questo meriterebbe grande fiducia da parte di tutti.

Questo mondo “non è casa tua” e neanche mia. Come è un mondo in cui sarebbe bello abitare secondo te?

Per cominciare basterebbe un po’ di rispetto, non dico gentilezza, per carità, non oso pensare a tanto, ma almeno il rispetto, quello si. E poi, magari, cercare di fare un passettino in più. Si parla molto di empatia, in questo periodo, che significa anche “mettiti nelle scarpe degli altri se vuoi cercare di capire il loro mondo”. Questa è una rivoluzione che si può fare dal basso, non ci si deve appellare ai governanti o ai potenti di turno perché ognuno può decidere di percorrere questa via e sperimentarne i risultati.

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