Intervista a Max Deste

1)Benvenuto su System failure. Ci parli del tuo percorso artistico fino a qui?

Grazie per l’ospitalità 😉 La musica e la scrittura sono le forme espressive da me più sfruttate, per questa ragione sono difficilmente separabili. All’età di tredici anni, influenzato da Baudelaire, Eliot, Blake, Milton, Coleridge, ho iniziato a scrivere prima poesie, e poi, in modo molto spontaneo, le ho trasformate in canzoni, accompagnandomi sia con la chitarra acustica sia con la chitarra elettrica. A dire il vero, credo che fossero in pochi a comprendere i miei testi, e la musica prodotta diciamo che non era molto mainstream… All’epoca, infatti, adoravo Neil Young. Il suo suono leggermente distorto, con tanto delay anche negli accordi era per un’esperienza quasi mistica. Insomma, lo imitavo, e in un’occasione, mentre mi esibivo davanti a tre amici nel mio appartamento, è intervenuta la polizia, chiamata dai vicini, per farmi smettere. Quello era stato per me il segnale che ero sulla giusta strada …Durante i miei studi all’università di Losanna, invece, ho avuto la possibilità di aprire i miei orizzonti, approfondendo la letteratura italiana, francese e inglese, e studiando in modo serio la chitarra e la composizione. Il mio maestro, al primo appuntamento, mi chiese cosa sapessi fare. Mi esibii per una ventina di minuti, credendo di impressionarlo con scale rapidissime, tapping, e altre tecniche un po’ tamarre che avevo rubacchiato qua e là. Lui mi disse “bene, con te iniziamo da zero”. E fu proprio così, un bel bagno di umiltà, che mi ha fatto capire che la semplicità viene prima di ogni cosa. Durante questo periodo ho anche suonato nelle mie prime band, esibendomi in locali abbastanza conosciuti, e soprattutto ho assistito ad innumerevoli concerti molto interessanti, in alcuni casi epici (penso ai Radiohead al festival di Belfort, sotto il diluvio). Ritornato in Ticino (Svizzera Italiana), dove attualmente lavoro come docente di scuola media, ho fondato un paio di rock band (Bruit de Fond e My Dead Mind), con le quali ho proposto musica originale, pubblicando un album, un paio di Ep e due videoclip; tuttavia, il continuo avvicendarsi di musicisti, mi ha spinto, dal 2013, a propormi come cantautore, esibendomi dal vivo sia da solo (accompagnandomi con chitarra e grancassa) sia con formazioni acustiche composte da più turnisti. In questi ultimi cinque anni ho composto soprattutto canzoni in italiano, la mia lingua madre, che mi permette di essere certamente più espressivo, e anche più credibile per quanto riguarda la pronuncia. E finalmente, negli ultimi mesi ho incontrato dei fantastici musicisti professionisti con i quali arrangiare al meglio i miei brani, collaborando con lo studio Heaven Recording di Roberto Colombo (a Lugano). In conclusione, il momento più significativo per il mio percorso artistico, è stato certamente quando ho scoperto la meditazione a diciassette anni. Questa disciplina mi ha aiutato parecchio a guardarmi dentro, a incanalare la mia immaginazione, e al tempo stesso a creare in modo più spontaneo, aderente alle mie emozioni, quindi meno cerebrale.

2)Che musica ascolti? Ci parli del tuo background musicale? Nomina anche 3 album che hanno segnato la tua vita…

Diciamo che ho avuto diverse fasi. Inizialmente ascoltavo solo i Pink Floyd e i classici degli anni settanta, poi ho scoperto il grunge e in seguito rock alternativo, con i Muse, i Placebo e i Radiohead, per citarne alcuni. Come vedi, ho saltato gli anni ottanta, che solo ora sto riscoprendo…Nell’ultimo decennio ho seguito molto la scena indie italiana. Verdena, Ministri, Afterhours, Marlene Kuntz, Subsonica, recuperando anche i maestri del pop e del cantautorato italiano, almeno per me, vale a dire Battisti, Battiato, De Andrè, De Gregori. Ultimamente seguo con interesse Motta, Cosmo, Calcutta, Coez. Non posso dire che apprezzo ogni loro canzone. Tuttavia, ammiro la loro capacità comunicativa. Al primo posto metto “Ok computer” dei Radiohead, al secondo “The dark side of the moon” dei Pink Floyd, e al terzo “Nevermind” dei Nirvana.

3)Come è nata in te la passione per la musica?

Come già detto prima, è nata parallelamente alla scrittura. Direi quindi che quella di suonare e cantare era una necessità per poter esprimere fino in fondo le poesie che scrivevo.

4)E’ uscito il tuo singolo “Danzare tra le nuvole”. Come è nato? Ci parli della sua genesi?

Questa canzone è nata di getto come quelle che stiamo registrando per l’album che uscirà in autunno. Negli ultimi due anni ho sentito il bisogno di iniziare a raccontare in modo più preciso anche con la musica il mio percorso meditativo. Ho scritto una ventina di poesie, e piano piano ho provato a metterle in musica.

5)Nel comunicato stampa giunto in redazione ho letto queste parole: Danzare tra le nuvole è un invito a vivere ogni singolo istante con presenza mentale, lasciando andare le paure per un futuro che non c’è ancora e abbandonando i rimpianti per un passato che non si può più cambiare. Accettando noi e la persona amata per quello che siamo, senza pretese di manipolare la realtà, cavalchiamo insieme le invisibili energie dell’universo con grazia e leggerezza, elevandoci ad una metaforica danza tra le nuvole e i raggi del sole. Puoi commentarle?

Certo. In queste parole c’è tutta la mia filosofia di vita: vivere il presente in modo intenso, lasciare andare ogni sentimento negativo, aprire il nostro cuore al prossimo, in definitiva, amare senza riserve.

6)Ci puoi dare qualche anticipazione su “Ok silenzio”, tuo album in uscita per il prossimo autunno?

Al momento abbiamo selezionato una dozzina di brani, legati testualmente tra loro. Come dice il titolo, i contenuti rinviano all’idea di non lasciarsi distrarre troppo dai milioni di input che quotidianamente riceviamo (se pensiamo solo al nostro rapporto con le nuove tecnologie e con dispositivi come gli smarthphone), ma di riscoprire i rapporti personali, fatti di sguardi, di carezze, di fisicità, ossia situazioni in cui non siamo nascosti dietro un schermo. Credo che in questo momento storico, in cui l’intelligenza artificiale è sempre più presente, ci sia bisogno di tanta umanità, imperfezione…

7)Se la tua musica fosse una città a quale assomiglierebbe? E se fosse un quadro?

Lhasa…

Una qualsiasi raffiguarazione del Buddha…

8)Quale messaggio vuoi trasmettere con la tua musica?

Vivere con più leggerezza, fiducia, serenità, tenerezza, amicizia verso se stessi e amore per il prossimo

9)Come nasce una tua canzone?. Ci parli del processo creativo alla base?

Prima scrivo il testo, solitamente versi poetici. Poi provo a cantarli su un giro di accordi classico. Adatto via via la musica in funzione del testo.

10)Per finire, un appello diretto ai nostri lettori per convincerli ad ascoltare la tua musica…

Più che convincerli, l’invito è quello di ascoltarla, se ne hanno voglia, o con le cuffie, o con un impianto stereo, perché la musica con il telefonino, non si può proprio sentire…

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