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Intervista a Manuel Mercuri

Ciao Manuel, benvenuto e grazie per il tuo tempo. Hai iniziato la tua carriera nel mondo dello spettacolo nel 2007 come acrobata, ballerino e attore. Hai lavorato al circo e al teatro. Sei anche un’atleta e da non molto sei diventato una star di TikTok. In questi 14 anni ne hai fatte di cose. Ora la musica: perché?

Ho fatto tante cose, artisticamente parlando, ma la musica non l’avevo ancora sperimentata. Credo sia il mezzo più potente per veicolare messaggi. Sono un grande appassionato di musica e quindi mi sono detto: ma sì, dai, tentiamo!

Ma ti sei fatto un’idea di chi è “Manuel Mercuri” o ancora stai esplorando le tue possibilità artistiche?

Sono sempre alla ricerca di cose nuove. Continuo ad apprendere, a sperimentare. Ho un’ idea sicuramente più chiara di me stesso adesso ma non so realmente quali siano i miei limiti per cui mi spingo sempre un po’ più in là.

Sei approdato ai social e deciso di diventare social media manager: perché? Cosa ha fatto scattare la molla?

Sono un appassionato di social e di video ma l’occasione si è presentata grazie al lockdown che mi ha concesso del tempo da dedicare a me stesso e di approfondire tutto quello che mi ha sempre affascinato, che non avevo avuto ancora il tempo di coltivare con la giusta dedizione. Il lavoro in teatro è molto impegnativo e non avevo molto spazio da dedicare ad altri interessi. Durante il lockdown ho avuto modo di approfondire gli studi e di concentrarmi sul mondo “social”.

I tuoi video su TikTok sono seguitissimi. Totalizzano milioni di visualizzazioni. Come pensi i tuoi followers accoglieranno questa nuovo lato di te, il Manuel cantante?

Il mio scopo non è quello di piacere sempre ma quello di sperimentare tutto quello che posso per conoscere sempre di più il pubblico social e, perché no, dare il mio piccolo contributo a stimolare la creatività di coloro che rappresentano il futuro della nostra società. Punto a sensibilizzare chi mi segue, a sottolineare quanto ognuno di noi ha molteplici possibilità e capacità, a far riflettere che dietro un video o una foto di un social c’è tutta una vita che non entra in uno smartphone.

Il tuo brano di esordio si intitola “Good Time”. Quanto c’è di te in quelle parole? Pensi ci potrà essere un mood diverso in futuro?

Tutto quello che dice “Good Time” è ciò che penso. Le parole hanno un significato molto importante e non le direi mai, nemmeno cantando, se non fossero in linea con il mio modo dì essere. Un Mood diverso? Se intendi qualcosa di lontano da me, non credo; se invece parliamo di far uscire un’ altra sfumatura di me, sicuramente… ma non mi discosto molto facilmente dal mood che mi caratterizza.

Da un primo ascolto il pezzo ha tutte le caratteristiche per diventare una hit dell’estate. Ha una buona produzione e un ritornello che caccia via i senza pensieri negativi. Dio sa se ce n’è bisogno ora! Sembra un progetto che punta proprio a questo. Tu che ti aspetti?

Ben venga la hit dell’estate ma ciò che mi aspetto sono sorrisi, buon umore, e spero sia un input per coltivare attimi di felicità. Di solito torniamo dalle vacanze estive con tormentoni i cui motivi istintivamente ci mettono di buon umore. Mi piacerebbe, oltre che coinvolgere la parte istintiva di noi, stimolare una riflessione su quanto possiamo “lavorare” sulla nostra felicità e sul nostro modo di affrontare i vari problemi o imprevisti della quotidianità.

Manuel il mondo intorno a noi è cambiato tantissimo. C’è bisogno certamente di sdrammatizzare ma soprattutto di ricostruire. Qual è il tuo messaggio per i giovani? Come vedi il mondo che verrà? 

Sappiamo benissimo che il mondo che verrà potrà essere bruttissimo ma anche bellissimo: è tutto nelle nostre mani! Onestamente mi permetto di dire qualcosa in primis alla mia generazione che in teoria ha il compito di educare gli adulti del futuro. È spesso difficile crescere un bambino e mi rendo conto che non c’è un metodo infallibile o una magia ma in verità non dobbiamo mai dimenticare che i ragazzi, senza una guida, non possono crescere e migliorarsi da soli, o comunque fino ad un certo punto. Quello che è importante tener sempre a mente è che non c’è altro modo di guidare se non con l’esempio. Non parlo solo di esempi di rispetto, dovere, per essere un buon cittadino e un buon lavoratore ma anche e soprattutto esempio di felicità, cura, attenzione e amore. I ragazzi di oggi, e lo dico perché ci parlo in prima persona oltre che osservarli dai social, pensano che ciò che conta è apparire. Il loro scopo spesso è quello di avere followers, likes, senza pensare che questa può essere solo una conseguenza, non necessaria, di quello che dovrebbe essere lo scopo reale della vita: essere! Essere tutti diversi, ognuno a suo modo, ognuno con i propri pregi e i propri difetti. I ragazzi hanno bisogno di parlare, hanno bisogno di sentirsi accolti, realmente capiti e considerati. Ai ragazzi mi sento di dire solo che la vita è bella così com’è e che possono realmente prendere la loro vita e trasformarla in ciò che desiderano.

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