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Intervista a Manuel Finotti

Benvenuto su System Failure. Ci parli del tuo percorso artistico fino a qui?

Grazie, è un piacere. Ho cominciato ad avvicinarmi subito alla musica in quanto tutta la mia famiglia è fatta da musicisti che mi hanno dato poca scelta su cosa fare da grande. A 13 anni è nata la prima canzone che ha aperto una forma espressiva fino ad allora sconosciuta per me, da cui non ho mai smesso di farmi aiutare.

Come prendono forma le tue canzoni? Ci parli del processo creativo alla base?

Parte in maniera casuale dalle cose che vivo in prima persona o cose che mi raccontano gli altri, comincia a sviluppare delle diapositive che poi prendono forma con un testo e una melodia. Non c’è una regola precisa, vince l’improvvisazione del momento.

Da venerdì 12 giugno è disponibile in rotazione radiofonica “FORSE DOVREMMO PARLARE”(artwork sotto). Di cosa parla questa canzone? Mi parli anche della sua genesi?

L’idea è nata in maniera totalmente spontanea proprio perché non riuscivo a far capire ad una ragazza ciò che sentivo in quel momento e la canzone è uscita fuori come una reazione allergica a questo bisogno. È stata scritta insieme a Jacopo Federici che ha contribuito a dare forma al tutto.

Come è stato collaborare con Ash Soan (Adele, Dua Lipa, Sam Smith ecc.)?

Insieme a Jacopo sognavamo di avere un suono come il suo all’interno di questo brano che ci ricordava molto quelle città londinesi quando piove e nessuno meglio di Ash poteva aiutarci a raccontare questa storia

Tra le tante cose sei un poli-strumentista. Quali strumenti preferisci usare in particolare?

Principalmente il pianoforte che ha visto tutte le mie fasi di crescita all’interno della musica gli altri strumenti sono stati tutti molto passeggeri.

Riguardo te ho letto queste parole: “i suoi testi hanno una poetica d’altri tempi, in cui ci si può ritrovare per la sincerità, punto di forza dell’artista romano”. Puoi commentarle?

Forse perché sono cresciuto con la musica di Battisti e Dalla oltre a tutta la scuola romana degli anni ‘60 in cui ho sempre trovato le parole giuste messe nella forma più vicina al mio linguaggio. In poche parole sono un vecchio con le Vans che scrive canzoni.

Hai collaborato con diversi artisti di fama nazionale, tra cui Giordana Angi. Cosa ricordi di questa esperienza?

È stata un’esperienza e un’opportunità importante per la mia crescita artistica in quanto siamo partiti entrambi dalla stessa accademia dove ci siamo conosciuti e abbiamo iniziato a collaborare.

Come stai vivendo l’emergenza sanitaria attuale. Quanto ti manca la dimensione live?

Moltissimo in quanto credo che sia la dimensione ideale per le canzoni, come il parco giochi per i bambini.

Cosa non deve mancare assolutamente in tuo concerto? Come è il tuo live perfetto?

LA BAND. Senza di loro tutto sarebbe vissuto a metà.

Siamo in un mondo in emergenza economica, climatica e ora anche sanitaria. In questo mondo quale è il ruolo della musica?

Il ruolo della musica è sempre stato quello di distrarre la mente dalle cose che ci succedono ogni giorno e avere 3 minuti di totale libertà per evadere.

Per finire, dopo averli salutati, invoglia i nostri lettori ad ascoltare la tua musica con un appello….

Vi ringrazio per la chiacchierata, andate ad ascoltare “Forse dovremmo parlare” su Spotify e se vi è piaciuta o meno scrivetemi!