Intervista a Makepop

1) Ciao Andrea, presentati al pubblico di System Failure…

Ciao a voi di System Failure, sono Andrea Ciuchetti e mi sento un musicista di Torino. Amo scrivere e comporre, creare in diversi modi da quando sono piccolo.

2) Come nasce il progetto Makepop, ma soprattutto Makepop è un progetto solista o è un band?

Makepop nasce da un amore smisurato per la canzone pop e per molti gruppi pop dagli anni sessanta ad oggi, inoltre il pop è un genere spurio che include diverse influenze senza dover rispettare certe sonorità o certi stilemi. E’ una definizione. Makepop sono io, autore e compositore, anche se ho una band che mi accompagna nei concerti. Makepop è una filosofia di cui sono portavoce e cantante, Makepop un concetto molto articolato, si appropria un po’ di tutto e tutti, è come un virus che fa degli altri il proprio mezzo espressivo.

3) Che messaggio vuoi esprimere attraverso la tua musica e i tuoi testi?

Il messaggio dei Makepop è fare a meno di qualsiasi scelta prestabilita, regola obbligata o finalità del processo creativo. E’ un gruppo pop all’antica ma anche postmoderno. All’antica, citando Beatles, David Bowie, Queen, dove la composizione è al primo posto e le canzoni hanno struttura ben delineate, e postmoderna perché in ogni esibizione, la canzone stessa muta e si trasforma ulteriormente, a seconda di condizioni climatiche, sonore, stati d’animo,o altro. Quindi è dare sempre spazio alla libertà del momento, al presente, come guizzo creativo. E’ tutto pensato ma anche soggetto ed oggetto all’istinto. E’ un mettersi in gioco senza voler/dover vincere. Makepop fa della propria musica una filosofia di vita e senza considerare un confine tra realtà e finzione. I miei testi parlano o d’amore o di questi concetti, calati in un contesto più quotidiano.

4) Il 13 Ottobre, è uscito il tuo primo Album ” How Many Others”. Ci vuoi raccontare di cosa parla e sei soddisfatto di come sta andando?

Sono molto soddisfatto dell’uscita di How many others, più che altro a livello organico, per anni è stato sepolto nel mio organismo senza conoscere una realizzazione, ora che è uscito me ne sono, diciamo, liberato, ed anch’esso si è liberato di me, finendo a gironzolare nel mondo, che lo ha ascoltato e lo sta ascoltando. Il progetto va bene, credo, ma non mi faccio tanto gli ascolti degli altri. In compenso io continuo a volergli bene e sono felice di suonarlo qui e là, anzi ci terrei a suonarlo ancora di più. La prima traccia, “how many others?” parla proprio di questo concetto. Ci sono state recensioni, video, interviste, concerti e si avanti (anche stando fermi). Nel frattempo nuove “cose” hanno preso forma dentro di me e tenersele dentro non fa bene.

5) Dato che sei un artista molto eclettico e trasversale, hai mai pensato di scrivere in Italiano?

Ho iniziato scrivendo in italiano. Il primo gruppo in cui l’ho fatto era un progetto progressive in cui i testi parlavano solo di chirurgia e religione, poi sono passato ad una fase cantautorale dove invece scrivevo ballate d’amore molto tristi. Di entrambi questi progetti mi sono stancato nel tempo. Da quando ho formato i Makepop non mi sono mai annoiato invece, quindi ritengo che scrivere musica pop in inglese sia la rappresentazione musicale di un matrimonio riuscito per me. Inoltre posso sbizzarrimi in tutto e per tutto, è un contenitore che mi fa stare comodo e mio agio e in cui non mi sento vincolato. Ovviamente sono aperto a divorzi e cambiamenti, e magari tornerò piacevolmente all’italiano.

6) Se potessi incarnare solo anche per un giorno la vita di una rockstar, chi sceglieresti e perché?

Di solito le rockstar che mi piacciono, le apprezzo proprio perché sono diverse da me e non vorrei essere al loro posto. I miei miti sono sempre stati: David Bowie, Nick Cave, John Lennon, Freddie Mercury, Bob Dylan, Morgan, Fabrizio De André, Lou Reed, etc. Mi piace essere diverso da loro, vederli dall’esterno. Ma c’è ne uno con cui avrei fatto cambio della mia stessa musica e di qualsiasi mia creazione: Billy Joel.

7) Tutti gli artisti che intervistiamo ci raccontano che è sempre più difficile suonare, però notiamo che a differenza di molti, tu suoni molto, ci vuoi svelare il tuo segreto?

Concordo sul fatto che suonare sia sempre più difficile (anche per me), io stesso vorrei farlo molto di più, ma riesco comunque a girare perché decido di suonare in tanti contesti diversi e cose diverse. Questo è dovuto anche al mio trovarmi a mio agio a proporre sia cover che pezzi inediti. Credo che una cover possa diventare una tua canzone se fatta con amore e passione e mescolando le due cose posso esibirmi più o meno ovunque, avendo a disposizione un repertorio molto variegato. Suonare è il mio lavoro e la mia passione: adoro farlo sia in un baretto che su un palco bello capiente. Nel corso di un anno suono pochissime volte con la band completa, proprio per questione economico che affliggono il mercato musicale (e non solo) in questo periodo, spesso sono costretto a suonare in duo o trio, perciò la maggior parte dei live è in acustico. La dimensione che preferisco comunque è quella band e spero di trovare più spazi adeguati dove portarla.

8) Può sembrare una domanda banale, cosa significa per te la Musica?

Difficile dare una risposta, posso darti un risposta momentanea, come tutte quelle che ti ho dato fino ad ora d’altronde. La musica per me è l’arte più pura che esista, perché è slegata dall’immagine e dal concreto. E’ l’unica forma d’arte che riesce ad andare oltre il pensiero, perciò quella più “giusta”, almeno per la mia visione etica e morale, riguardante il mio genere (quello umano). E inoltre una dea in sé; una droga, un’ossessione per me.

9) Saluta il pubblico di System Failure in stile Makepop…

Ciao ragazzi, Makepop vi saluta e vi consiglia di ascoltare non solo la nostra musica, ma anche tutta la musica emergente della nostra città. Inoltre vi consigliamo di avere spesso torto e di mettere i bastoni nelle ruote del vostro ego più che potete.

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