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Intervista a Maio

1)Maio, come e quando è nata l’esigenza di iniziare una carriera anche da da solista?

In realtà non si tratta di quel tipo di esigenza. Molto più semplicemente, avevo dei brani scritti in diverse epoche della mia vita e non utilizzabili, per stile e tematiche, nei progetti nei quali suonavo e in quelli dove suono tuttora che riempivano un cassetto (tra fogli e registrazioni su nastro o su vecchi cellulari) . Qualche anno fa, visto che condividevamo il contrabbassita Teo Rocker, ho cominciato a frequentare il cantautore e produttore Michele Anelli che conoscevo, superficialmente, da anni in quanto ex frontman dei Groovers. Da questa frequentazione è nata l’idea di mettere insieme tutto questo materiale e valutare se vi fosse qualcosa su cui poter lavorare.

2)Ci parli della genesi di “L’amore in tempo di crisi”?

Dunque….svuotato il sopracitato cassetto, io e Mick abbiamo scelto alcuni pezzi ci siamo messi al lavoro. Dopo la scrematura ne sono rimasti sette che sono stati smembrati e ricostruiti cercando di dare loro un filone musicale che li tenesse coesi senza snaturarli. Fatto questo abbiamo aggiunto l’ottavo, scritto sulle ceneri di una vecchia canzone di cui abbiamo solo tenuto il soggetto. Questo brano tenuto semiacustico è il più istintivo del cd in quanto registrato in presa diretta appena dopo la sua stesura. Poi un lungo periodo di preproduzione durante il quale ci è venuta l’intuizione di fare un disco “bass Free” quindi con meno strumenti possibili creando un sound che risultasse personale e particolare senza diventare ostico all’ascolto….in contemporanea si lavorava alla sistemazione dei testi (a tratti prolissi e troppo descrittivi) x far si che i messaggi, molto intimi e personali, passassero senza la sfrontatezza ed il cinismo ostentato che contraddistingue una certa cerchia di cantautori. Fatto ciò abbiamo registrato (agli Stayfree64 home studios di Mr.Anelli) il tutto avvalendoci del batterista e percussionista Andrea Cocco.

3)Con quale criterio hai scelto i brani contenuti nel disco?

Bella domanda….gusto personale, racconto di fatti che mi portavo dentro da troppo e che era ora “buttare fuori”….e quelli che avevamo ipotizzato potessero essere portati su una linea sonora approssimativamente comune.

4)Su quale traccia di questo disco mi dovrei soffermare e perché?

Sulla title track suppongo. E’, a detta di tutti quelli che hanno ascoltato il cd, quella con il miglior testo. In effetti questa canzone era nata con altre parole ma non convinceva Michele ne per argomento trattato ne per l’utilizzo massiccio di rime. Allora mi son preso del tempo e ho scritto questo…devo dire che il risultato mi piace parecchio. Io mi soffermerei anche su “L’assassino di Emily” perché è l’unica che non parla di storie di vita vissute ma di una specie di “sogno” che ho fatto…una sorta di flash che ho avuto nel dormiveglia e la cosa bella è che ogni volta che la ascolto riesco a riprovare le stesse sensazioni che ho provato durante quell’attimo.

5)Quali sono gli artisti che hanno maggiormente influito sulla tua personalità artistica fino ad ora?

Un sacco di artisti mi hanno aiutato a formare il mio gusto dal quale deriva il sound di ogni mio progetto…per fortuna ho così tante influenze da riuscire a diversificare anche i writing e quindi le canzoni delle diverse band. Detto ciò eccone alcuni: Nirvana, Black Sabbath, Kyuss, Queens of the Stone Age, Led Zeppelin, CCCP, CSI, Afterhours, Marlene Kuntz, Umberto Palazzo, Fabrizio De Andrè, Le Orme, Dead Kennedys, e molti altri…

6)Un album che ha lasciato un segno indelebile nella tua memoria…

Ci sono moltissimi album che hanno lasciato dei segni nella mi anima, ognuno legato a momenti ben specifici …ogni età ha la sua ricettività che da una linea temporale al gusto personale del momento. Diciamo che da adulto il disco che mi ha stupito davvero tanto è stato “Blues Funeral” di Marck Lanegan per atmosfere, linee melodiche e timbrica della voce. Di italiano, invece, i dischi degli Zen Circus (che ho scoperto da poco)…perché riescono ad avere una musicalità vicina ai miei ascolti usuali; Afterhours, Marlene kuntz, Umberto Palazzo (parlando solo di band italiche) con dei testi che vertono più verso il cantautorato di livello ma diretto e popolare….praticamente hanno vinto loro.

7)Per affermarsi, secondo te, conta più il talento o lo studio?

Purtroppo vista la roba che gira…..credo il culo e le conoscenze…..Comunque per me dovrebbe essere un mix di entrambi privilegiando ovviamente il talento, il gusto e l’anima di chi suona…..la tecnica e lo studio servono per poter esprimere a pieno le idee….ma quelle se non si è predisposti…non si trovano su nessun libro.

8)Se dovessi trarre un bilancio, quali sono le tappe essenziali del tuo percorso?

Beh, ho avuto un lungo periodo con i Juda’s Kiss dove avevamo un grande seguito ed eravamo abbastanza giovani da essere incoscienti e predisposti al delirio…infatti abbiamo sprecato l’occasione di fare un passo in più perché troppo impegnati a fare i punk della situazione, ad ubriacarci, a fumare e fare disastri…ma non rimpiango nulla e rifarei tutto esattamente come già fatto…credo fosse giusto così…un’esperienza non per tutti che mi porto dentro e che, tutt’ora, è uno stimolo per non mollare mai. IL VILE è senz’ombra di dubbio il progetto che ha dato una svolta alla mia condizione di “musicista indipendente” perchè mi ha costretto a crescere per poter fare e dare ciò che avevo nella testa….sia come persona che come artista è stato un gradino faticoso ma che mi ha dato e dà tuttora una soddisfazione autentica. E’ la mia creatura, è una band coesa con un suono granitico…a mio avviso e con una certa punta d’arroganza…un progetto che meriterebbe molto di più. La cosa strana è che una tappa essenziale è stata fondare e suonare (anche tutt’ora) i Los Borrachos ed i Fratelli Marmitta…ho sempre evitato di fare cover perché avendo troppe cose da raccontare (per questo scrivo in italiano, x far arrivare il messaggio)credevo fosse una perdita di tempo ed energie…in queste due band, invece, suoniamo per lo più pezzi editi e successi rock’n’roll o di cantautori italiani rivisitati in chiave psychobilly per i Borrachos e country-folk-gipsi x i F.lli Marmitta. Cimentarmi con brani di Conte, Celentano, Bennato, Elvis, Depeche Mode e sconvolgerli per dargli un’altra vita mi ha aiutato parecchio ad aprire la mente per la stesura delle mie canzoni ed a controllare la voce cercando sfumature e soluzioni diverse. Inoltre con questi progetti sono riuscito a passare indenne ad un periodo di disoccupazione lavorativa …. un’esperienza che mi ha fatto, seppur per poco tempo, avere l’illusione di essere uno che viveva di musica. Beh, l’ultima tappa essenziale è questo disco….non credevo che ci volesse così tanto coraggio a mettere in in pasto al pubblico queste storie…ti confesso che appena finite le registrazioni abbiamo fatto un concerto acustico a casa mia per una stretta cerchia di amici e, nonostante abbia fatto un migliaio di live nella mia vita ed abbia suonato anche davanti a 4000 persone, mi sono sentito nudo, in ansia e preoccupato per la riuscita del concerto….non tanto tecnicamente, la paura era che i racconti non fossero compresi….invece è andata bene. Questa tappa segna anche la maturità compositiva che ho raggiunto…ovviamente ne IL VILE facciamo stoner quindi le atmosfere sono quelle, ci sono molte distorsioni e suoni grossi quindi anche i testi e le sensazioni che provocano sono in linea…..in questo disco invece in primis ci sono le emozioni che volevo far passare con i diversi racconti di vita……è la prima volta che parlo di droga, di amici perduti, di amori infranti…di solito resto un pelino più sul concettuale, sul poco comprensibile sul misticismo personalizzato….ovviamente non sono descrizioni, per carpire cosa si nasconde dietro le parole occorre attenzione…è anche la prima volta che mi cimento con un lavoro che richiede più di un ascolto…questo è uno dei traguardi che mi ero prefissato…prima di dirmi se piace o meno devono ascoltarlo almeno tre vole e dimostrare di essere interessati nonostante non siano canzoni dirette ed orecchiabilissime….poi possono anche dirmi che fa cagare…non pretendo certo che piaccia a tutti

9)Per finire, saluta i nostri lettori….

I saluti sono sempre una cosa complicata…per non risultare un “leccaculo” o non lasciare tutti con un grammo di mediocrità non posso che salutare chi leggerà questo articolo invitando ad ascoltare il mio lavoro ed a scrivermi ciò che ne pensano….io ho buttato tra di voi una parte intima e profonda di me…rimandatemi un impressione ed vi sarò per sempre grato.

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