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Intervista a Levy

1)Benvenuti su System failure. Come è nata la vostra band? Raccontateci tutto….

La band é nata dall’evoluzione del quasi omonimo progetto in italiano, e possiamo dire che il tutto è partito all’inizio del 2015, in quell’anno abbiamo cambiato leggermente il nome, un membro della band e la lingua dei testi, in pratica una nuova esperienza. Eravamo già rodati come band, poi abbiamo deciso di avventurarci in qualcosa di più ambizioso.

2)Ho letto che “nel gennaio 2017 vincono il premio come “Indie band dell’anno”. Cosa avete provato a vincere questo premio?

Beh per una band italiana ricevere un premio del genere all’estero, con tutta la concorrenza indigena che vale davvero tanto è stata una cosa magnifica, esaltante, infatti subito dopo abbiamo iniziato a scrivere materiale nuovo. Una botta di adrenalina, benzina per il motore, l’immagine può rendere giustizia in qualche modo.

3)Come è nata in voi la passione per la musica?

Per quanto riguarda me dobbiamo tornare agli anni 80…mia madre mi ha fatto ascoltare musica dalla pancia in poi, e durante l’infanzia mi ha spinto allo studio dello strumento. Debbo a lei molto di quello che sono oggi, ma anche mio padre, che è stato sempre presente a tutti i miei concerti, saggi, lezioni, insomma un pilastro. Per Damiano la passione è nata con lo studio della tastiera, poi più tardi è passato al basso e da lì è stato sempre amore con la A maiuscola. Gianmarco invece fin da piccolissimo ha tamburellato su qualsiasi cosa… diventare batterista poi è stato un dettaglio.

4)Ci parlate del vostro background musicale?

Questa è una domanda da un milione di dollari, proverò a riassumere in breve. Io son partito dalla musica elettro pop anni 80, poi la classica, infine in adolescenza l’incontro col rock internazionale, il grunge, il punk per poi spaziare a molti altri generi. Damiano invece è cresciuto a colpi di punk e alternative, Gianmarco è il più giovane ma anche il più morbido, avendo radici anche nella musica leggera italiana, quella buona, ma ora lo stiamo influenzando verso roba più viscerale. A parte gli scherzi, abbiamo background molto diversi ma dialoghiamo benissimo.

5)Ho letto anche che “l’8 Marzo 2018 pubblicano il nuovo singolo “Beautiful Monsters”. Di cosa parla questo singolo? In genere di cosa parlano le vostre canzoni?

Beautiful Monsters è la canzone inno degli ultimi, quelli che la società etichetta come “mostri”. Mai come oggi l’argomento è attuale, ma in ogni epoca ci sono e ci saranno degli “ultimi”. In genere non lo so neanche io, perché non ho un “filone” che seguo. Nel primo album c’erano 2 canzoni che parlavano di un astronauta in viaggio nello spazio alla ricerca della verità e le sue peripezie. Altre canzoni parlano sicuramente di situazioni personali , e un paio di canzoni l’ho dedicate alla mia famiglia.

6)Come nascono le vostre canzoni? Parlate del processo creativo alla base…

Posso descriverti come è nata l’ultima canzone perché è stato un evento singolare. Ho avuto un’idea insistente in testa che mi ha solleticato per giorni, quella di poter parlare a nome degli “ultimi”, poiché a nessuno interessa cosa hanno da dire. L’ho chiamati “bellissimi mostri”, perché per me chi soffre tremendamente per qualsiasi causa e va avanti nonostante tutto è una persona bella. Mostri per la società, sicuramente, perché siamo costantemente sotto l’effetto della ricerca della perfezione esteriore e corporale. Allora chi è fuori scala è ignorato. Alla fine i veri mostri siamo noi che viviamo nell’agio.

7)Ho visto che avete suonato molto nel Regno Unito. Quale è la differenza con il suonare in Italia?

Con assoluta certezza posso dirti che i piccoli club sono organizzati meglio in Italia, mi piacciono di più, mentre per le location più grandi beh…il confronto è impietoso. In ogni caso la differenza sostanziale con l’Italia è quella che qui il pubblico va a ondate di genere, non c’è un pubblico specializzato, come ad esempio nel mondo del metal. In UK ci sono più differenze tra pubblico che segue un genere o un altro.

8)Quali sono le vostre ambizioni come band? Su quale palco sognate di suonare?

Allora le ambizioni sono altissime, chi non ne ha? Il palco? Ce ne sono tanti, il Primavera Festival è uno di questi, poi il sogno da bambini è suonare a Seattle… ci stiamo lavorando su… chissà…

9)Con quale artista o band indipendente vorreste collaborare?

Ho sempre amato la figura di Robert Smith, sarebbe un sogno…

10)Per finire, un saluto ai nostri lettori….

Salutiamo tutti e cogliamo l’occasione per ringraziare tutti quelli che ci stanno seguendo costantemente sui social e dal vivo e il nostro ufficio stampa per l’Italia nella persona di Salvatore Imperio.