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Intervista a Kupra

Benvenuti su system failure. Ci potete parlare del vostro percorso artistico fino a qui? Come vi siete conosciuti?

Ci conosciamo sin da ragazzi, periodo in cui è maturata la passione per il canto (Fox) e per la chitarra (Giorgio). Sono anni che suoniamo rock and roll per i locali romani, prima con un gruppo chiamato Jam Machine con cui facevamo i classici del rock anni 70 e 80 e poi con i Black Rock, la discretamente famosa cover band romana di Joe Bonamassa.

Come è nata in voi la passione per la musica?

La passione nasce senza sapere perché. La musica ce l’hai nel DNA…

Come nasce una vostra canzone? Parlate del processo creativo alla base….

Normalmente è Giorgio Meletti a scrivere le canzoni ma talvolta lo spunto può venire anche dalla sala prove, da un canto intonato di Fox. Le canzoni non hanno regole. Sono nell’aria, basta saper cogliere il carpe diem.

Avete pubblicato il video di “Time to fly”. Dove è stato girato? Ci potete parlare della genesi di questa canzone?

Il video lo abbiamo girato al Circuito Internazionale di Viterbo, in una pista apposita perché il testo parla della passione per le Ferrari e per la velocità. È anche una metafora dell’accelerazione alla quale siamo tutti sottoposti: non basta più correre, bisogna volare! Ovvio che poi finisca con un incidente. Alla fine, la grande passione per la velocità si trasforma in una tragedia. Lo diciamo per i più esagitati: bisogna andar piano ragazzi, la vita è una sola (con l’accento chiuso… ahh ahh ahh) !!

Dal comunicato stampa leggo che: Musica rock anni ’80 con chitarre alla Joe Bonamassa e atmosfere dell’East Coast. “Mara”, disponibile su tutti i digital store, è maturato dopo una lunga gavetta nei migliori locali di musica dal vivo e suonato con i musicisti che da sempre sono parte integrante della band Black Rock, cover band ufficiale in Italia di Bonamassa. Quale è la differenza tra suonare pezzi propri e canzoni di altri?

Enorme. I pezzi originali li senti tuoi e li suoni come vuoi, come meglio ti vengono. Le cover band devono invece essere molto simili, la gente vuol sentire il proprio beniamino e quando vengono nei locali è molto esigente. Il rischio da evitare è di non metterci nulla di proprio ed essere solo una copia sbiadita dell’originale. Un’impronta personale deve esserci sempre. Anche nelle cover.

Siamo in piena emergenza coronavirus. Quanto questa situazione vi ha danneggiato dal punto di vista dei live?

Lasciamo stare, abbiamo avuto decine di date cancellate per questo motivo. Siamo amareggiati ma la situazione è molto grave, bisogna evitare contagi e i concerti sono una buona occasione per diffondere i virus. Questo è davvero un dramma che non accenna a finire. Speriamo che arrivi presto il vaccino altrimenti i danni saranno letali, oltre ai danni fisici il virus così uccide anche lo spirito.

Siamo in un mondo in emergenza sanitaria, economica e climatica. Ebbene, in un mondo così, quale è il ruolo della musica?

La Musica salva le anime dalla dannazione. E in questo mondo che ci vuole anime dannate è indispensabile.

Se la vostra musica fosse una città contemporanea a quale assomiglierebbe? E se fosse un film o un quadro?

Forse a Roma, la nostra città di appartenenza. È una metropoli con tante sfumature e la nostra musica potrebbe somigliare ad una città con queste caratteristiche. Per il quadro direi “L’urlo” di Munch. Per il film siamo per i western di Sergio Leone, la cui musica è sempre riconoscibile e i cui tempi dilatati sono in controtendenza rispetto alle tendenze del momento storico attuale. Ed è proprio per questo che ci piace.

Oltre la musica che arti preferite?

Abbiamo la passione comune di visitare mostre di pittura. La pittura rappresenta la realtà filtrata dalla mente di un artista. Un po’ come quando noi raccontiamo le storie con la nostra musica.

Tornando alla vostra musica, c’è un filo rosso che lega le vostre canzoni?

Il rock e i suoni di chitarra sono la caratteristica primaria ma la melodia è sempre presente in ogni composizione. Siamo un mix di rock e di pop, un po’ quello che ci è sempre piaciuto ascoltare.

Come giudicate il panorama indipendente italiano?

Non è facile emergere, ma il discorso è un altro. Chi suona per emergere alla fine, al 99 % dei casi, va a finire contro un muro. Chi suona per il puro piacere di suonare non muore mai. Lo diciamo in una nostra canzone, Evelyn, della quale presto pubblicheremo il video che è quasi finito. È in fase di montaggio.

C’è un artista o una band indipendente con la quale vorreste collaborare? O un qualsiasi artista o band in generale?

Ovvio che ci piacerebbe suonare con Joe Bonamassa, ma incrociare le chitarre anche con un tipo come Slash sarebbe davvero emozionante. Del mondo pop mi piacevano i Tears for fears. The seeds of love fu un disco incredibile e il pezzo di apertura del disco, Woman in chain, lo utilizzo sempre per capire come suonano le casse di un impianto audio perché i suoni di quel pezzo sono perfetti, il brano fu mixato veramente allo stato dell’arte. A Fox, il cantante, piacciono molto le band inglesi come i Marillion e i Depeche Mode.

Per finire, salutate i nostri lettori e parlateci dei progetti per il vostro futuro…

Un caro saluto a tutti i lettori di System Failure. Progetti per il futuro non ne facciamo per scaramanzia ma sono già pronte altre due canzoni molto forti che, per ora, sono nel cassetto in attesa di una nascita definitiva. Un desiderio grande lo abbiamo ed è quello di poter tornare prestissimo sul palco ed avere finalmente un contatto reale col pubblico, per poterci nuovamente emozionare a vicenda! Questo Covid ci ha veramente stufato, ormai siamo quasi in crisi di astinenza…