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Intervista a Kajar

Benvenuti su System failure. Descrivete brevemente il vostro progetto musicale e gli intenti…

Kajar è un progetto musicale-artistico che nasce a Torino nel 2018 da un’idea di Luca Baldino e Luca Brusa. La musica è la base del percorso intrapreso, la nostra ricerca si orienta verso un sound che fonda le sue radici in differenti correnti musicali, dal mondo hip-hop, soul, a quello più pop, street, con una matrice elettronica che non si limita al solo contesto europeo ma si confronta con flussi più esotici. Il progetto non vuole però fermarsi alla sola musica ma intende coinvolgere anche soggetti provenienti da altri campi artistici, dalla danza alla visual art, dalla grafica all’illustrazione, dando origine a collaborazioni che diano un respiro più ampio all’idea originale, amplificandone la portata. Ora stiamo lavorando sul secondo EP e la progettazione del secondo video, che vedranno la luce nel 2019, se tutto va secondo i piani.

Da quanto tempo suonate insieme?

Prima di questo progetto Luca ed io suonavamo in una band di nome DWAAL da più di 2 anni. Con Kajar siamo a più di un anno che lavoriamo al progetto.

Come vi siete appassionati alla musica?

Diciamo che è stata la musica a trovare noi.

(Luca Baldino) Già all’età di 10 anni ho iniziato a suonare la batteria e da quando ne avevo 14 ho suonato in diversi gruppi nelle mie zone.

(Luca Brusa) Ho iniziato a suonare la chitarra quando ne avevo 14, a seguire piano, percussioni e altri strumenti. Ho sempre pensato alla composizione in varie forme e facce, passando per diversi generi. Per noi la musica è sempre stata una compagna di vita, penso che non riusciremmo a vivere senza.

A cosa vi ispirate per scrivere le canzoni e quali sono i vostri riferimenti musicali?

I nostri riferimenti variano in molti generi musicali, la nostra forza è avere dei gusti diversi su alcune cose, siamo molto appassionati di rap americano, di ogni forma di elettronica ma anche di suoni più esotici. I nostri pezzi nascono dall’unione di questi fattori e molte volte variano a seconda del pezzo, per esempio non tutti nascono prima dalla musica ma alcune volte anche solo dai testi. Per la scrittura delle lyrics abbiamo sempre cercato di parlare di quello che sentiamo e vediamo in modo da descriverlo all’interno dei brani.

(Luca Baldino) Essendo nato fuori dalla città, in un paese più piccolo dove c’è molto verde, ho sempre amato la natura e quello che lo circonda, penso che quello che ci caratterizza è proprio questo, il contrasto del rap (forma molto più sociale legato alla città e non) e l’utilizzo di questo mezzo di scrittura per parlare di natura e ambienti lontani dalla città.

Ho letto che “il progetto non vuole però fermarsi alla sola musica ma intende coinvolgere anche soggetti provenienti da altri campi artistici, dalla danza alla visual art, dalla grafica all’illustrazione”. Potete commentare queste parole”?

Al giorno d’oggi la musica non è più solo arte uditiva, ma anche visiva e teatrale. La nostra più grande ambizione è creare uno spazio dove artisti di altri campi possano fare quello che amano in maniera libera ed espressiva. Conosciamo molte persone che si sentono incatenate ad obblighi e percepiscono la loro arte come veicolata e controllata, vorremmo cercare di distruggere queste catene attraverso collaborazioni dedicate all’arte e alla sua espressione in uno spazio libero.

Abbiamo recensito il vostro “Cornice”. Dove è stato registrato? Difficoltà nella registrazione?

“Cornice” è stato registrato a Torino, presso l’RKH studio difficoltà vere nessuna, eravamo già abbastanza pronti per registrare e chiudere l’EP, solitamente prepariamo diverse demo dei pezzi in casa e ci lavoriamo già come se fossero ufficiali, così da andare poi in studio ed essere pronti.

Ci parlate della copertina del vostro ep? Cosa rappresenta?

Per la copertina dell’EP(in figura sopra) abbiamo pensato a qualcosa di bold, volevamo una copertina che non suscitasse soltanto una “bella grafica”, così abbiamo pensato ad uno stile un po’ più particolare. Gli omini sono stati disegnati con la mano più debole per creare appunto linee più grezze e più “bambinesche”. Molti ci hanno chiesto se rappresentassero noi, in realtà non abbiamo veramente creato le nostre caricature, volevamo semplicemente dare nell’occhio con qualcosa di imperfetto ma allo stesso tempo coraggioso, mentre lo sfondo dietro è il nostro cortile di casa, un punto fermo che ci accompagna sempre verso inizio serata mentre facciamo brain-storming e organizziamo il nostro progetto.

C’è una traccia di “Cornice” che preferite? Se si perché?

E’ come chiedere se vuoi più bene a mamma o papà, abbiamo sicuramente un pezzo che preferiamo ma questo varia a seconda di fattori, il mood, i suoni, il testo. “Tela” resta uno dei nostri preferiti per via del testo così intriso di tematiche naturalistiche, mentre il sound di “Tebeide” è un viaggio che trasporta in un mood che amiamo.

Nella recensione abbiamo messo il video di “Caribù”(subito sopra). Di cosa parlano il brano e il video? Com’è nata questa canzone?

“Caribù” è il primo brano che abbiamo scritto, proprio per questo è stato scelto come singolo per l’EP. “Caribù” parla di noi, di chi ci ascolta, di relazioni e ricordi umani, è nostalgia per il passato, ma una luce per il presente. Il caribù è l’animale migratore più grande del regno animale e abbiamo dunque voluto inserire una metafora mettendolo in relazione con gli esseri umani. Qui lo spostamento non è soltanto fisico e spaziale ma anche una sorta di movimento di ricordi, idee e sensazioni appartenenti a noi. Il video parla di questo mentre i colori fanno da protagonisti e come emozioni che cadono sulla nostra superficie vanno ad azionare i movimenti di Beatrice (ballerina del video), i colori sono la rappresentazione delle sensazioni, ricordi e legami umani.

Che strumentazione usate per l’elettronica?

Per comporre le strumentali usiamo Ableton più alcuni synth digitali esterni e diversi plug-ins.

Per finire, salutate i nostri lettori ed invogliateli ad ascoltare la vostra musica…

Grazie per l’interesse al nostro progetto è stato un piacere rispondere alle vostre domande, un saluto a tutti i lettori di System Failure! Se l’intervista vi è piaciuta, andate ad ascoltare “Cornice”, potete trovarci su Spotify e su tutti i distributori digitali, fateci sapere che ne pensate sui nostri social @kajar.project (Instagram) e @kajarproject (facebook)!

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