Intervista a IODA

Benvenuta su system failure. Come è nata in te la passione per la musica?

Grazie, benvenuti anche voi su Vega! La vena musicale credo sia qualcosa di innato in me, che però è stata mia nonna per prima a notare ed alimentare: sono stata cresciuta col grammofono ed i vecchi vinili, in particolare quelli di opere, cabaret, musica latina e swing. Crescendo mi sono poi avvicinata prima al jazz, poi all’hip hop ed infine all’RnB.

Perché il tuo progetto musicale si chiama IODA?

Come è facile immaginare, IODA è l’italianizzazione del nome di Yoda, personaggio di Guerre Stellari, da sempre la mia serie fantascientifica preferita. Abbiamo scelto IODA tra tante idee, perché è il soprannome che mi avevano affibbiato i miei genitori da piccola: questo lo lega quindi alle mie radici, alle mie passioni e alla parte di me che non crescerà mai.

Come prende forma una tua canzone? Puoi parlarci del processo alla base?

A differenza di molti artisti, io difficilmente scrivo un brano da capo a coda di getto. Di solito lo faccio in maniera piuttosto spontanea e nell’arco di due o tre giorni, in cui prende forma nella mia testa un motivetto o un flow o una sequenza armonica che canticchio sovrapensiero. Spesso nasce proprio dalla ritmica delle parole, come nel rap, e poi acquista una melodia (è il caso di “Vega”, il mio primo singolo). “Sopra di te” nasce invece da un giro di accordi, in una stanzina con un pianoforte a parete e Mirko Tommasi alla chitarra.

Chi sono i tuoi miti musicali?

Parlare di miti in generale sarebbe riduttivo, quindi li dividerò per settori. Per la scrittura mi ispiro innanzitutto ai grandi cantautori come De André e Bennato, ma anche artisti rap come Willie Peyote, Ernia, Izi. Il sound è intriso di RnB anni ’90, Pino Daniele, Amy Winehouse, Sting. Infine, a livello interpretativo i miei maestri e maestre sono Beyoncé e Solange Knowles, Freddie Mercury, Mercedes Sosa, Cesária Évora, ma anche artisti attualissimi e giovanissimi come Nathy Peluso, Tha Supreme, Leon Faun, Lous and the Yakuza.

Ci puoi parlare della genesi di “Sopra di te”? Di cosa parla questa canzone?

La prima scintilla è arrivata da Mirko Tommasi, con cui collaboro alla stesura dei miei brani, che un pomeriggio, come siamo soliti fare, mi inviò una nota vocale con un’idea del ritornello. L’ispirazione non tardò ad arrivare: a far muovere la penna, in primis, è stata la forte carica sensuale che caratterizza il pezzo e che credo sia mancata un poco a tutti durante i mesi di lockdown. Insomma, “Sopra di te” è un inno all’eros, un sipario in cui si intrecciano amore e gioco, affetto e malizia.

Quale è la differenza per te tra “Sopra di te” e “Vega”?

Credo che per capire la differenza bisogna prima soffermarsi sull’intenzione che le accomuna – e che fa da filone a tutti i pezzi di IODA: la sete di libertà. “Vega” è un incoraggiamento ad andare dove gli altri non vanno, di scoprire quella parte di noi diversa, unica ed incontaminata. “Sopra di te” è una libertà sentimentale, o meglio, una necessità di tornare ad amare con leggerezza. Parlando poi delle differenze tra i due pezzi, quelle più marcate sono senz’altro nel sound e nella scrittura: “Vega” ha un’impronta più urban ed un testo evocativo che suona quasi come una filastrocca; “Sopra di te” mischia il funk con l’electro-pop ed ha un testo più ricercato, con sottili rimandi all’arte e alla mitologia.

Come hai elaborato il tuo particolare sound?

Direi che nasce da una coincidenza di eventi, persone e luoghi: la musica con cui sono cresciuta (musica tradizionale dal mondo, opera, Great American Songbook) quella che ho scoperto crescendo, grazie ad amici musicisti, maestri (cantautorato, hip hop, elettronica) e quella che ho studiato tra conservatorio a Verona e college a Londra (barocca, classica, jazz, soul e funk). Essenziale è poi l’apporto degli artisti con cui collaboro: Mirko Tommasi per la scrittura, che arriva da un forte background cantautorale e pop italiano (autore per artisti del calibro di Alessandra Amoroso e Valerio Scanu), e Simone Laurino, produttore eclettico dalle sonorità urban e soul.

Quanto è importante la commistione di generi musicali?

Nel mio caso è fondamentale, dal momento che caratterizza fortemente la mia storia artistica. In generale, credo che l’intersezione tra generi sia la chiave per la novità, soprattutto se tra generi molto diversi tra loro: ne è un esempio l’electro-swing di Parov Stelar, oppure l’electro-rock sperimentale dei These New Puritans, o ancora la french-house dei Daft Punk, che unisce house, elettronica e disco. Insomma, ogni pioniere che si rispetti è passato alla storia per aver saputo prendere ciò che il mondo musicale ha da offrire e rielaborarlo attraverso le proprie influenze per renderlo unico.

Se la tua musica fosse un film, un quadro o un libro?

Se mi è permesso, farei un paragone con tutti e tre. A livello di cinema la mia musica sarebbe senza dubbio “Il Favoloso Mondo di Amélie”: l’atmosfera sognante e giocosa, la prospettiva unica e fantasiosa della protagonista rispecchiano in toto la mia arte. Se fosse un quadro direi un Gauguin, magari la “Orana Maria”: un concentrato di colore, esotismo e soprannaturale che si intrecciano anche nella mia musica. Infine, se dovessi descrivere le mie sonorità attraverso un libro, sceglierei “Il barone rampante” di Italo Calvino, per la necessità di andare controcorrente, di lottare per la libertà e di modellare un mondo mio, come Cosimo fra gli alberi.

Oltre la musica che arte preferisci?

Ho una grandissima passione per la danza, che ho praticato per 15 anni (pur essendo sfortunatamente la ballerina meno flessibile del pianeta, fatto che mi ha sempre impicciato nel movimento) e per la recitazione, che ho studiato per tre anni. Credo che entrambe queste forme d’arte influenzino molto la mia musica: se un pezzo funziona, lo capisco perché il mio corpo ha voglia di muoversi, mentre il teatro mi ha insegnato a non fingere, ad interpretare i miei brani con la stessa intensità e misura della vita reale.

Per finire, saluta i nostri lettori e parlaci dei tuoi progetti futuri…

È stato un piacere avere a che fare con voi di System Failure, grazie per aver letto le mie riflessioni! Nei prossimi due mesi potete aspettarvi l’uscita di altri due singoli, ancora diversi da ciò che avete ascoltato fino adesso: IODA è in continua evoluzione e l’esplorazione in materia musicale è solo all’inizio. Sono molto entusiasmata, non vedo l’ora di farveli sentire! Con il migliorare della situazione Covid-19, inoltre, tornerà ad esserci spazio per i live. Se siete curiosi sui prossimi aggiornamenti, trovate tutto sul mio profilo instagram @iodabek e sul mio canale youtube. Un abbraccio! 🙂

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