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Intervista a I BREMA

Benvenuti su System failure. Presentatevi ai nostri lettori…

I Brema è una band di tre amici nata nell’ottobre del 2016. Abbiamo iniziato fin da subito a comporre nostri brani, e da lì è iniziato un percorso che ci ha dato davvero molte soddisfazioni. Nel dicembre 2017 è uscito il nostro primo EP “Nessun dove” che ormai ha quasi raggiunto le 50 date di promozione. Al momento siamo al lavoro sul prossimo disco.

Ci parlate un po’ del vostro background musicale? Nominate anche qualche album che vi ha profondamente segnati …

Diciamo che tutti e tre veniamo da un background che spazia dai mostri sacri del rock inglese al cantautorato italiano; questi due macro generi ci hanno sempre accompagnato fin da piccoli. In questi ultimi anni però, abbiamo anche scoperto bellissime realtà della musica detta “indipendente” italiana, e siamo molto fiduciosi e contenti per questa nuova generazione di band e artisti.

Che rapporto avete con i “mostri sacri” del folk italiano quali Bandabardò o Modena City Ramblers?

Sicuramente li riteniamo dei punti di riferimento, soprattutto per il loro percorso e la loro carriera. C’è anche da dire però che non sono tra i nostri primissimi ascolti, ma il fatto che alcune sonorità delle nostre canzoni rimandino in un alcuni casi a loro, ci rende comunque molto fieri. Tra l’altro con la Bandabardò abbiamo condiviso il palco del Phoenix Festival a Camerino(MC) e conoscerli personalmente è stato un grandissimo piacere.

Come è nato invece il nome della band?

Il nome “I Brema” deriva dalla favola “I Musicanti di Brema” dei fratelli Grimm. Noi veniamo da due band diverse e abbiamo trovato questo parallelismo tra noi e la storia; essa infatti parla di alcuni animali che scappano dalle fattorie dei loro padroni e si uniscono per intraprendere un viaggio verso Brema, dove sperano di poter vivere della loro musica. Nella storia però gli animali non arrivano mai a Brema, a dimostrazione per noi, che ciò che conta appunto, è il viaggio stesso, viaggio durante il quale i protagonisti della favola imparano insieme ad avere coraggio, intraprendenza e fiducia in sé stessi e a vivere una dimensione creativa profonda che gli permetterà di raggiungere i propri sogni..

Siete usciti da un po’ di tempo sul mercato discografico con “Nessun dove”. Dove è stato registrato? Che tecnica di registrazione è stata usata?

“Nessun dove” è uscito nel dicembre 2017 e la sua distribuzione negli store digitali si è conclusa nel febbraio dell’anno successivo. Il disco è stato registrato in digitale al Ganapati studio di Morrovalle(MC) e prodotto artisticamente da Francesco Micucci ed Eugenio Bordacconi, due grandi amici che ci hanno supportato e sopportato durante quelle settimane.

Quale traccia preferite di “Nessun dove” e perché?

Probabilmente la traccia che preferiamo è “Maschere”. Sui nostri brani ci piace spesso giocare con il ruolo delle maschere. Capita spesso di trovarsi costretti a indossare delle maschere per svariati motivi. La difficoltà sta proprio nel coraggio di togliersele e di ritrovare veramente se stessi. Per noi una delle chiavi per riuscire in questo è proprio la musica, che ha il grande potere di unire e di liberare la parte emozionale e pura del nostro spirito. Indossare le maschere per poi toglierle a un certo punto della scaletta, durante i nostri concerti, racchiude un po’ tutto questo concetto. Un brano forte, energico ma allo stesso tempo introspettivo e provocatorio rivolto anche a far riflettere. Denotiamo con piacere, che questo brano è inoltre nelle preferenze del nostro pubblico.

“Nessun dove” è un lavoro auto-prodotto. Auto-produzione per necessità o per scelta?

Essendo stato il nostro primissimo lavoro, ed essendo stato il nostro primo approccio con il mondo discografico, l’auto-produzione è stata una scelta condivisa da tutti noi, che ci ha permesso di imparare, con le dovute tempistiche, molti degli aspetti legati alla realizzazione di un disco.

Ci parlate della cover di “Nessun dove”? Cosa rappresenta?

La copertina dell’album(artwork subito sopra) forse è quella che rappresenta meglio “l’urgenza espressiva” che avevamo in quel periodo, molte idee in testa e molti messaggi da voler comunicare. La foto, scattata da Elisa Ottaviani, mostra un uomo anziano che indossa la maschera dello zanni. Cercavamo una copertina d’impatto che doveva colpire e stuzzicare la fantasia dell’osservatore. Per questo la scelta di un anziano signore, l’ultima persona che uno si aspetta di veder girare per la città con una maschera. Una semplice maschera, capace di cambiare un contesto ordinario e tranquillo.

Di cosa parlano i testi di “Nessun dove”?

I testi di “Nessun dove” spesso sono dei racconti, ci piace molto questa forma di scrittura e soprattutto ci piace il collegamento che spesso si viene a creare tra il passato del racconto e il presente che viviamo tutti i giorni.

Come avete elaborato il vostro sound?

Diciamo che è stata una cosa molto naturale, già dalle prime prove usciva quel sound che sapevamo ci poteva rappresentare. La cosa curiosa è che non abbiamo un basso, e spesso questa cosa fa “storcere il naso” a coloro che ci ascoltano per la prima volta. In realtà, fin da subito, abbiamo notato che questa mancanza ci ha messo alla prova per ricercare, “incastrare” suoni e strumenti, così da poter garantire un suono pieno e d’impatto, con escamotage più o meno convenzionali. Cerchiamo in tal modo di trasformare ciò che potrebbe essere percepita come una mancanza, in un pregio che caratterizza ancora di più il nostro sound.

Dall’ascolto dell’album due sono le cose che più mi hanno colpito: inventiva e songwriting. Chi si occupa del songwriting?

La parte compositiva di “Nessun Dove”, rispetto ad oggi, è stata più settoriale: Tobias per i testi, Michele e Giacomo per le musiche. Ora, pur mantenendo ognuno la propria inclinazione, capita spesso che questi ruoli si mescolino… Si portano delle idee in sala prove poi ognuno diventa parte attiva della scrittura del pezzo. Come dici tu, spesso non seguiamo la classica “forma canzone” e a volte questo è dovuto al voler raccontare lunghe storie che necessitano appunto di lunghi tempi, su questo non ci siamo mai posti molte regole.

Come nasce un vostro pezzo? Parlate del processo creativo alla base….

Può nascere tutto da un giro di chitarra, da un idea, poi quel giro solitamente ci suggerisce un contesto, un argomento di cui parlare. Poi da lì, “mattoncino” dopo “mattoncino”, andiamo a costruire il nostro pezzo.

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale nuovo ascoltatore?

Cerchiamo di proporre sempre qualcosa di nuovo, qualcosa fuori dalle mode, sia nelle sonorità che nei testi. Il nostro obbiettivo è sempre trasmette un messaggio, analizzare qualcosa, e per questo ci piace pensare e sperare che dopo un ascolto complessivo, che può trasportare per i ritmi incalzanti e vivaci, il nostro ascoltatore possa poi immedesimarsi e confrontarsi anche con i nostri testi.

Come giudicate la scena musicale indipendente italiana e quali problematiche riscontrate come band?

Abbiamo piena fiducia per la scena musicale indipendente come forza creativa e innovativa. Una forza che nasce dal basso e cresce lentamente insieme al proprio pubblico. Purtroppo la televisione e i talent hanno inculcato nelle gente comune che se non partecipi a uno di essi, sei e continuerai e essere “nessuno”, virus che può trasmettersi anche nei proprietari di locali e di coloro che organizzano eventi, ai quali resta più facile dare più fiducia alle cover band. Tra gli effetti collaterali di questo “virus” ci può essere un abbassamento di curiosità per tutto ciò che non è di “successo”. Il modo per sconfiggere questo pensiero? Prima di tutto l’interesse da parte di tutti noi ad ascoltare sempre musica nuova e diversa e di ascoltarla sopratutto live per conoscere, arricchirsi e per crescere insieme, (soprattutto umanamente), sia come pubblico che come artisti.

Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

Certamente quando suoni un genere che senti vicino, ti porta a farlo al meglio delle tue capacità. Detto questo crediamo che ricercare continuamente e spaziare in qualunque genere sia la chiave per crescere e innovarsi continuamente.

C’è un musicista o una band indipendente con il quale vorreste collaborare un giorno?

Sicuramente ce ne sono più di una nel panorama “indipendente” a partire da artisti come gli Zen Circus o Motta. Ci piacerebbe poi avere modo di conoscere artisti del calibro di Branduardi e Vinicio Capossela o altri capisaldi della musica italiana…Per il momento siamo felici e onorati di aver conosciuto e condiviso lo stesso palco con artisti che noi stimiamo come i Bud Spencer Blues Explosion, i Pinguini Tattici Nucleari, I Selton, La Bandabardò, Lorenzo Kruger, gli Africa Unite e i Meganoidi…

Parlate di un live del quale conservate un ricordo indelebile…

Ce ne sono molti ai quali siamo affezionati. Ogni live ci ha regalato qualcosa. Sicuramente quelli dove abbiamo condiviso il palco con gli artisti sopra citati, sono e rimarranno per noi, un bellissimo ricordo: per la stima che abbiamo nei loro confronti e per la grande soddisfazione personale che abbiamo avuto.

Dal comunicato giunto in redazione leggo che “Nessun dove” (che ha raggiunto quasi le 50 date in due anni) faremo ancora un paio di date invernali e poi lavoreremo solo sul disco nuovo”. Qualche anticipazione sul nuovo disco?

Il nuovo disco ce lo vogliamo “gustare” al massimo, prendendoci i nostri tempi. Non vediamo l’ora di metterci al lavoro!

Personalmente sono stato a tanti concerti di musica folk/popolare. Spesso le band riescono a suscitare tanta adrenalina. Che pensate di questa mia affermazione?

La musica popolare scorre nel sangue di noi italiani da secoli, è qualcosa che abbiamo dentro, che all’ascolto riconosciamo come nostra e familiare. Per questo è bello ogni volta ballare, immedesimarsi in essa e in qualche modo riconoscersi.

Per finire, vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

Vi invitiamo ad ascoltare il nostro disco ma soprattutto vi invitiamo a seguirci ai nostri concerti per guarire insieme dal virus di cui parlavamo sopra, a presto!

pagina facebook: https://www.facebook.com/ibrema.band/

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