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Intervista a Heatstrokes

Ieri abbiamo recensito “Roof in the air”, primo ep di Heatstrokes, band pop rock/alternative rock da Venezia. Qui la recensione. Invece, di seguito potete trovare l’intervista alla band…

Benvenuti su System failure. Quando e come è nata l’esigenza di realizzare “Roof in the air”? Dove è stato registrato? Con quale tecnica di registrazione?

L’esigenza di creare un EP, tra l’altro il nostro primo EP, è nata a fine agosto dello scorso anno a seguito della necessità di dare finalmente una veste professionale e definitiva alle canzoni che facevano parte del nostro repertorio già da qualche tempo e che, in base ai vari cambiamenti di formazione avvenuti negli ultimi anni, avevano subito l’influenza dei vari componenti che vi avevano partecipato. “Roof in the air” è stato registrato in uno studio di registrazione locale, la Velvet Rercording di Mestre (VE), adottando una tecnica “ibrida”. Abbiamo registrato tutto in tracce separate registrando la batteria e le voci con la classica ripresa con microfoni a condensatore, il basso con il preamp del mixer e le chitarre, contrariamente all’usuale uscita in amplificatore, usando una pedaliera multi-effetto dotata di amp e cabinet simulator, così da non avere limiti sui suoni da utilizzare, le tastiere e i sintetizzatori sono stati campionati da noi.

Con quale criterio avete scelto i brani contenuti nell’ep? Di cosa parlano?

Noi nell’ultimo anno e mezzo, con la formazione precedente, avevamo raccolto un buon numero di demo, tuttavia abbiamo scelto le canzoni, più o meno datate, che più esprimessero un concept coerente. In particolare tutto l’EP sviluppa un percorso personale che parte da una visione delle relazioni molto egoistica fino ad arrivare ad una maturazione, una presa di coscienza ed una accettazione dell’evoluzione delle relazioni umane, che possono sia finire bene o male.

Quale è il brano che preferite di “Roof in the air”?

Ad oggi non è semplice dire con certezza quale canzone sia la nostra preferita. Ognuno ha la propria a livello personale così come ognuno ha quella che più lo diverte suonare; forse quella più accomuna tutti è Neon Night.

Cosa rappresenta la copertina di questo ep(in figura subito sotto)?

All’epoca avevamo pensato di rappresentare la volontà di tenere celati, in questo caso dietro ad una maschera, i nostri pensieri, le nostre personalità ed i nostri sogni.

Qual è il suono a voi più affine?

Noi teniamo molto alla ricerca dei suoni, tendiamo molto a cercare un sound rock però molto raffinato, ricco di suoni particolari, moderni ed elettronici, per cercare di stare al passo con i tempi e soprattutto che ci permetta di aprirci sempre più a nuove soluzioni musicali, ed inoltre anche, al fine di ampliare il bacino di ascolto

Quanto è importante la tecnica nella produzione musicale?

Moltissimo. Chi ti produce ha l’arduo compito di far emergere il tuo sound e magari di dargli ‘quel qualcosa in più’ che ti permette di crearti una identità, per lo meno in studio. Quando abbiamo registrato questo EP volevamo dare una coerenza a quanto avevamo fatto fino a quel momento e chi ci ha registrato e prodotto ha catturato perfettamente il momento, i pensieri, lo stile e i suoni che più ci rappresentavano in quel momento.

Quali sono gli artisti che hanno maggiormente influito sulla vostra personalità artistica?

Ne abbiamo diversi, ogni membro ha i suoi gusti; forse le sonorità che più hanno influito nella realizzazione dell’EP sono riconducibili agli Arctic Monkeys, agli U2 e ai The Killers anche se a livello intenzionale ce ne sarebbero molti altri che poi non sono emersi.

Chi si occupa del songwriting?

Per questo EP la musica è stata composta in larga parte da James, il chitarrista, mentre i testi sono stati ideati e cantati dal precedente cantante. Vi è da dire però che, la produzione globale è comunque frutto di arrangiamenti, decisioni, e ricerche a cui tutti i componenti del gruppo hanno messo mano.

Come nascono le vostre canzoni? Parlate del processo creativo alla base…

Nella realtà non abbiamo un processo creativo standard. Sicuramente non siamo una band che si trova in sala prove e comincia ad improvvisare per tirare fuori una canzone. Solitamente uno di noi, soprattutto James, propone un riff o un giro di accordi che poi viene somministrato alla band che, insieme, provvede a farla propria e trasformarla in una canzone degli Heatstrokes.

Un album che ha lasciato un segno indelebile nella vostra memoria…

Probabilmente dirne uno solo risulta difficile poiché, come già spiegato, proveniamo da estrazioni musicali differenti. Sicuramente possiamo dire che il genere musicale che accomuna tutti è il pop rock.

Per affermarsi conta più il talento o lo studio?

Un’ottima combinazione di entrambi.

Riuscite a bilanciare la vostra carriera musicale con la vostra vita?

A volte non è semplice, però si, con un po’ di organizzazione e soprattutto con tanta voglia di volontà si riesce a fare tutto. D’altronde essere musicisti professionisti è il nostro obiettivo nella vita, quindi si fa di tutto per cercare di bilanciare ogni cosa. Le rivisitazioni della band sono nella maggior parte dei casi derivate proprio dalla scelta che alcuni componenti hanno dovuto o voluto fare, ossia il dover o voler decidere se darsi anima e corpo a questo progetto di nome Heatstrokes oppure dedicarsi nella vita ad altro.

Se la vostra musica fosse una città a quale assomiglierebbe? E se fosse un quadro o un film?

Penso ad una città moderna ma che racchiude al suo interno molta storia e tradizione, decisamente Tokyo. Se fosse un quadro o un film… beh sinceramente non ci abbiamo mai pensato però raccogliendo un paio di idee siamo giunti alla conclusione che se la nostra musica se fosse un quadro probabilmente sarebbe “La notte stellata” di Van Gogh. E se fosse un film un grande classico: “Blues Brothers”.

Progetti futuri?

Stiamo lavorando ad nuovo EP che, oltre a racchiudere l’identità attuale della band, abbia in se un sound più innovativo e più in linea con i tempi.

Per finire, salutate i nostri lettori….

Un salutone a tutti i lettori di System Failure, alla redazione che ci ha permesso di fare questa intervista e che ha recensito la nostra musica.

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