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Intervista a GIULIA BARBARA PAGANI

Benvenuta su system failure. Ci parli del tuo percorso artistico?

Canto da quando ho memoria. Scrivo testi da anni, da poesie a brevi racconti e mi dedico alla scrittura di brani originali da circa cinque anni, uno dei quali ha raggiunto la semifinale del Tour Music Fest – The European Music Contest nella categoria autori, dove ho ottenuto un’ottima valutazione da Francesco Gazzé, una grande soddisfazione. Nel 2017 ho partecipato a un masterclass di Sound Design tenuto da Marco Castoldi, in arte Morgan, coadiuvato da Raffaele Stefani. Nonostante col canto mi sia ritrovata ad interpretare brani prevalentemente pop e R’n’b, mi ritrovavo spesso a scrivere testi pensati in chiave rap. Su questa linea, nel 2020 in pieno lockdown, ho iniziato a dedicarmi alla produzione di brani originali in chiave rap melodica sperimentale.

Come è nata in te la passione per la musica?

Non ricordo un evento nello specifico, ascolto musica da sempre e da sempre mi viene istintivo andare ad impararmi i testi per poter cantare quello che sento. I primi ricordi di me che canto, risalgono alla sigla di Dragon Ball ed allo Zecchino d’Oro, per dire.

Come prende forma una tua canzone?

Di solito parte tutto dal beat, sento una strumentale che mi piace e provo a stenderci sopra una linea vocale, registrandola. Dopodiché, passo al testo.

Pop ed R’n’B. Perché questi generi musicali?

Sin da piccola ho ascoltato sempre un po’ di tutto, ma quando mi sono approcciata al canto erano le sonorità che mi davano più soddisfazione a livello di canto, anche se non nascondo di avere un debole anche per il rock (ricordo serate in macchina con gli amici a cantare Rock the night degli Europe)

Abbiamo pubblicato “Camminare”. Ci parli della genesi di questo progetto musicale? Di cosa parla?

Karim Bakkali, in arte BPyn (producer con base in Marocco) mi ha inviato un beat ad inizio estate 2020. Mi è subito piaciuto e mi ha subito ispirato una bella linea melodica e successivamente il testo. Più tardi, ho passato il beat ad Amos HSB (producer bergamasco), il quale ha ri-arrangiato il brano. Il mio scopo era far immergere, attraverso una serie di immagini, nelle sensazioni ed emozioni suscitatemi dall’intensità di uno sguardo. In questo sguardo mi perdo e mi voglio perdere, e mi ritrovo a “camminare” senza sosta nei suoi occhi. Il focus della canzone è questo sguardo e le sensazioni che mi suscita. Sguardo che Roland Barthes definirebbe come il punctum del brano.

Quale è la differenza tra “Camminare” e i tuoi singoli precedenti?

Con ogni brano voglio far vedere una sfumatura diversa di quello che sono e di cosa so fare. In “Camminare” mi sono focalizzata molto sul testo.

Amos HSB e Bpyn. Come è collaborare con loro?

Collaboro con entrambi dal primo lockdown e ci sentiamo spesso per parlare dei vari progetti musicali. Sono tra i miei collaboratori più stretti in questo momento. Piccolo aneddoto per entrambi: BPyn mi ha contattata su Linkedin (piattaforma dal quale non mi aspettavo di ricevere proposte di collaborazione) e abbiamo iniziato subito a pensare di fare qualcosa assieme; Amos HSB l’ho conosciuto perché ho partecipato ad un suo contest vincendo quello che è stato poi il beat del mio primo brano e da allora ci sentiamo spesso per parlare di musica e tenerci aggiornati sui vari progetti musicali.

Notiamo una certa bravura con le parole. Cosa ti ispira quando scrivi i testi?

Una caratteristica ricorrente del mio modo di scrivere è quello di cercare di dare un racconto visivo di quello del quale sto parlando. Mi lascio ispirare da tutto quello che ho visto, letto, ascoltato, vissuto.

Voglio far percepire la mia visione del mondo, le mie idee, le mie emozioni ed il mio vissuto”. Puoi commentare queste parole?

Attraverso i miei brani, racconto le mie esperienze, i miei sentimenti, i miei ideali. Sto scrivendo vari pezzi e tutti hanno dentro un qualcosa che parla di me e del mio vissuto, alcuni in maniera leggera altri in maniera più impegnata. Cantando apro le porte del mio mondo interiore a chi mi ascolta.

Artista lombarda di base a Parigi. Perché Parigi? Ci spieghi un po’?

Sono nata a Desio ed ho vissuto per anni a Trezzo sull’Adda, poi ho proseguito i miei studi nella capitale economica del nostro Bel Paese, Milano, prima studiando Comunicazione Interculturale e poi Scienze della Musica e dello Spettacolo. Al primo anno della Magistrale, ho intrapreso il progetto Erasmus e sono stata selezionata per poter fare un anno di Musicologia alla Sorbona di Parigi. Venendo qui ho scoperto una città bellissima, dove cultura ed arte sono messe in valore. Ho deciso quindi di iscrivermi ad una seconda magistrale in Industrie culturali Italia-Francia, sempre alla Sorbona, e poi ho deciso di fermarmi qui, terreno fertile per quelli che sono i miei progetti.

Talento, tecnica e studio. Come si devono intrecciare in un artista?

Il talento non tutti ce l’hanno, ma se c’è, sicuramente male non fa. Il talento va coltivato e per farlo c’è bisogno di studio (non per forza inteso in maniera convenzionale) e di pratica. Studiare e praticare aumentano la tecnica. La tecnica è importante perché dà qualità oggettiva a quello che si fa. Continuando ad affinare la tecnica, si può diventare talentuosi (vedi Michael Jordan).

Per il futuro qualche altro progetto in cantiere?

Sto producendo vari brani, ho vari progetti in cantiere ma decido il da farsi mano a mano che si evolvono le cose. Sicuramente mi piacerebbe che si creassero le condizioni per la pubblicazione di un EP.

I tuoi miti musicali?

Guccini, The Queen, Aerosmith, Mina, Michael Jackson, De André.

Saluta i nostri lettori e dai qualche consiglio a chi sta muovendo i primi passi nel mondo della musica…..

Dovete in primis capire per cosa siete portati, cercare di mettere in valore le vostre peculiarità, senza cercare di emulare nessuno. Poi lavorare ogni giorno per migliorare e per rendere concreto il vostro progetto. Ascoltate tanta musica.