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Intervista a Gianluigi Giorgino

1)Benvenuto su System failure. Quando e come è nata l’esigenza di realizzare “Feeling Unreal”?

Inizialmente, l’esigenza predominante di registrare un album tutto mio è stata quella di esprimermi completamente come chitarrista e come fonico. Ho inciso le chitarre in diversi dischi di cantanti e band sin da quando avevo 19 anni, cercando sempre di mettere la mia “firma” su ogni lavoro, ma ho sempre dovuto seguire le indicazioni dell’artista o dell’arrangiatore di turno. Suonare, arrangiare e mixare liberamente la mia musica è stata un’esperienza eccitante e molto costruttiva.

2)Con quale criterio hai scelto i brani contenuti nel disco? Di cosa parlano?

L’idea che ho portato avanti, sin dall’inizio della produzione, è stata quella di creare delle “immagini” sonore. La musica strumentale ti emoziona e ti trasporta liberamente, senza subire l’influenza della voce e del testo che veicola inevitabilmente la suggestione dell’ascoltatore.

3)Su quale pezzo mi dovrei soffermare di “Feeling Unreal” e perché?

Direi che ogni brano ha il suo “colore” e la sua particolarità e, personalmente, li trovo tutti interessanti. Probabilmente, “Grace” è il brano più rappresentativo del concept dell’intero album, ma anche “The Soul Catcher” è uno dei pezzi più coinvolgenti.

4)Ci puoi parlare del tuo percorso musicale?

Ho iniziato a suonare da autodidatta, tirando giù, a orecchio, accordi e assoli delle canzoni che mi piacevano. Dopo qualche anno, ho iniziato il mio vero percorso didattico iscrivendomi al corso di chitarra moderna della Lizard a Firenze, sotto la guida di Giacomo Castellano, dopodiché mi sono trasferito a Los Angeles per frequentare il Musicians Institute (G.I.T.) dove ho conseguito il diploma di “Professional Guitar Player”. Tornato in Italia, oltre a suonare in diverse band ed avere un’intensa attività didattica, ho iniziato a fare il turnista negli studi di registrazione finendo poi per realizzare uno studio tutto mio, dove tutt’ora registro e produco band e cantanti emergenti.

5)Come prendono forma le tue canzoni? Ci parli del processo creativo alla base?

In “Feeling Unreal” alcuni pezzi sono stati composti di getto, altri sono nati da una semplice progressione o da un riff di chitarra e hanno assunto la loro forma take dopo take, lavorando tanto sugli arrangiamenti e sulla scelta dei suoni, sia in fase di registrazione che in fase di mixaggio. Su quasi tutti i brani, ho cercato di proporre una struttura musicale sempre diversa e mai ripetitiva, alternativa a quella standard, per offrire all’ascoltatore un’evoluzione sonora quanto più imprevedibile e interessante.

6)Sei un chitarrista eccellente e virtuoso. Quanto è importante la tecnica nella produzione musicale?

La produzione musicale è una faccenda piuttosto complessa che racchiude in sé tantissimi aspetti, tra cui la tecnica che, intesa come velocità o complessità d’esecuzione, serve a poco o nulla. A mio avviso, sono molto più importanti il suono, l’arrangiamento e il gusto personale.

7)Quali sono gli artisti che hanno maggiormente influito sulla tua personalità artistica?

Non saprei da dove cominciare perché ho studiato tanti generi musicali e lo stile di tanti chitarristi. Sicuramente, David Gilmour ha avuto una grande influenza su di me, ma anche Jeff Beck, Gary Moore, Steve Lukather, Jimi Hendrix, Ritchie Blackmore, Steve Vai, Kim Thayil.

8)Un album che ha lasciato un segno indelebile nella tua memoria…

“Euphoria Morning” di Chris Cornell. Un album stupendo, molto particolare, che consiglio di ascoltare a tutti gli amanti del rock e della buona musica.

9)Per affermarsi conta di più il talento o lo studio?

Credo che la musica contemporanea stia vivendo un momento storico molto decadente e buio. Il talento e lo studio giocano entrambi un ruolo marginale per il successo di un artista o di una band. Oggi sembrano avere più importanza il look, i social network e i messaggi estremi piuttosto che i contenuti musicali. Aldilà di questo, penso che il talento, senza lo studio, non porti a nulla e viceversa.

10)Per finire, ci sono progetti per il futuro?

Sto preparando lo spettacolo live, con la mia band, per promuovere l’album e sto già lavorando sugli arrangiamenti di nuovi brani per il mio prossimo album.