Intervista a Foredawn

1)Benvenuti su System failure. Come si è formata la vostra band? Parlateci anche del vostro percorso artistico fino a qui…

Ire: Ciao e grazie dello spazio a noi concesso! La nostra band si è formata circa un anno fa ed è “figlia” di una vecchia formazione che portava un altro nome e che vedeva Ivan come turnista. Io, Ricky e Tia ci sopportiamo (ride) da quattro anni, abbiamo avuto modo di conoscerci, fidarci l’uno dell’altro, supportarci tanto da decidere di portare avanti il nostro progetto che sembrava essere giunto al capolinea. Abbiamo riscritto e rielaborato molte parti dell’album al quale stavamo lavorando e oggi, eccoci qui! Il nostro lavoro è finalmente fuori sui più importanti digital stores e in formato fisico!

2)Ci parlate del vostro background musicale? Nominate anche 3 album che hanno segnato la vostra vita…

Ivan: Io provengo dal mondo grunge, che apprezzo e stimo particolarmente per diverse ragioni. Due degli album che hanno segnato particolarmente la mia vita fanno parte proprio di questo genere e sono “Ten” dei Pearl Jam e “Dirt” degli Alice in Chains, il primo per il forte significato di alcune canzoni (una su tutte “Alive”) che mi hanno aiutato molto in un momento particolarmente buio, il secondo per le emozioni che riesce a trasmettermi e per avermi fatto crescere musicalmente. Il terzo è “Ukulele songs” di Eddie Vedder, album che mi ha letteralmente fatto innamorare di uno dei miei strumenti preferiti: l’ukulele.

Ricky: Ho cominciato ad avvicinarmi alla musica con il metal anni 80. Avevo 12 anni quando ascoltai per la prima volta “Master of Puppets”, e per un periodo abbastanza lungo non ascoltai altro. I 3 album che hanno segnato la mia vita sono “Master of Puppets” (Metallica), appunto, “Abbey Road” (Beatles) e “The Dark Side of The Moon” (Pink Floyd).

Tia: Personalmente il mio background musicale spazia tra vari generi… Per citare tre album che hanno veramente lasciato un’impronta importante dico anch’io “The Dark Side of The Moon”, “Master of Puppets” e aggiungo “Paranoid”.

3)Come è nata in voi la passione per la musica?

Ire: So solo due cose: la prima è che mio padre mi faceva ascoltare i Dire Straits quando ero ancora nel pancione e la seconda è che obbligavo mia mamma a guardare o ascoltare sempre “Non è la Rai” (lo so, è orribile) perché anch’io volevo cantare e ballare come le ragazze del programma televisivo degli anni ‘90. Nel tempo il mio gusto musicale è decisamente migliorato…all’epoca avevo due anni, ero giovane, abbiate pietà!

Ivan: Io credo che la passione per la musica sia nata insieme a me. E’ un qualcosa di inspiegabile. C’è e basta.

Ricky: Non ricordo come sia nata la mia passione. Quando ero bambino avevo il vizio di picchiettare su qualsiasi cosa. A 12 anni cominciai a prendere lezioni di batteria ma, a lungo andare, le lezioni diventavano difficili e non potevamo permetterci una batteria. Fu così che i miei mi regalarono una chitarra. Lì ho capito cosa volevo fare nella vita.

4)Abbiamo recensito il vostro album omonimo appena uscito. Come è nato? Dove è stato registrato? E’ stato difficile registrarlo? Qualche aneddoto a riguardo?

Ire: Come vi spiegavo, avevamo iniziato a lavorare sui pezzi già prima che nascesse questo progetto. La fase più difficile credo sia stata proprio quella in cui ci siamo ritrovati con del materiale da rielaborare in base alle esigenze e alle possibilità che offriva la nuova formazione. Nonostante questo, ci siamo divertiti tantissimo durante le registrazioni grazie soprattutto all’ottimo lavoro di Frank Altare che è in grado di mettere a proprio agio anche una super ansiosa come me! L’album è stato registrato al 33Hz Studio di Trezzo sull’Adda proprio da lui ed Emiliano Camellini (Wolf Theory/Mellowtoy) ha collaborato alla produzione artistica, oltre ad aver cantato con me in “You spin me round”. Da qualche parte, il buon Frank avrà conservato un mix di tutte le parolacce che dicevo alla fine di ogni take che mi risultava poco convincente…Abbiamo riso parecchio!

5)Su quale traccia di questo album dovrei soffermarmi e perché?

Ire: Oltre ai nostri singoli “Nightfire” e “Insidious Dark”, che trovate anche su Youtube, sono due le canzoni che sento particolarmente: una è “Stronger”, canzone che ho scritto in un momento particolare della mia vita in cui ho finalmente deciso di chiudere dei rapporti estremamente nocivi per poter trovare la forza di rinascere. L’altra è stata ispirata da un progetto fotografico visto per caso vagando sui social. Le protagoniste sono delle donne che avevano vissuto esperienze negative e “disagiose” (anoressia, bulimia, autolesionismo) che, come sappiamo, sono volte a distruggere la propria persona, dentro e fuori. Le didascalie, scritte direttamente da loro, descrivono esattamente quello che provano. Mi ha colpito molto ed è così che ho scritto “Signs”.

6)Ci parlate della cover dell’album? Chi l’ha creata? Cosa rappresenta?

Tia: E’ stata una mia idea, in realtà un mio desiderio fin da ragazzo. Mi è sempre piaciuta la musica dance anni ‘80 e tra le mie canzoni preferite c’era proprio “You Spin Me Round”. Mi ero ripromesso che l’avrei riarrangiata ed eccola!

7)Il vostro sound è tanto oscuro? Come lo avete elaborato? Raccontateci tutto…

Ire: Probabilmente non è sbagliato definirlo oscuro, sicuramente il risultato è stato ottenuto in maniera molto naturale. L’album è stato scritto in un momento travagliato e credo semplicemente che le sofferenze causate dalle difficoltà che abbiamo affrontato, siano particolarmente percettibili nel sound.

8)Chi si occupa del songwriting?

Tia: Della parte musicale, ce ne occupiamo io e Ricky. Per quanto riguarda liriche e melodie, è tutto nelle mani della nostra Ire.

9)Chi si occupa degli inserti elettronici nelle canzoni?

Ire: Gli inserti elettronici sono stati studiati assieme a Frank il quale, dopo aver ascoltato la nostra idea riguardo il risultato che volevamo ottenere, si è messo all’opera!

10)Come nascono le vostre canzoni? Di cosa parlano?

Ire: Solitamente tutto nasce da un riff o parti di chitarra con le quali sviluppiamo una struttura. Quando il pezzo ci sembra “assemblato” nel modo giusto, il tutto passa in mano a me. Studio una melodia mentre continuiamo a consultarci per eventuali modifiche per poi scrivere il testo definitivo. I testi trattano temi tutti diversi, alcuni sono più personali e intimi, altri parlano di ciò che accade, di quello che mi circonda e in generale, di quello che vivo…Insomma, mi lascio ispirare da qualsiasi cosa!

11)Quali sono le fonti di ispirazione per le vostre canzoni? C’è un filo rosso che le lega tutte?

Tia: Per scrivere, che sia musica o testo, ci ispiriamo alle nostre esperienze personali: quello che vediamo, dove ci troviamo e soprattutto quello che viviamo in un dato momento. Ognuno di noi, ovviamente, vive situazioni ed esperienze diverse e il risultato è l’unione di tutte queste cose miscelate tra loro.

Ire: Credo che l’unico filo che lega tutti i pezzi sia la presenza del dualismo tra il bene e il male, tra la luce e l’ombra, elementi che credo siano parte di ognuno di noi e che trovo sia giusto mostrare.

12)Due domande emozionali. Cosa provate quando suonate? Cosa avete provato alla presentazione del disco al Legend di Milano? Cosa si prova a stare su un palco dove hanno suonato tanti grandi nomi?

Ivan: Ciò che si prova su un palco è una delle cose che definisco indescrivibili, soprattutto quando si parla di palchi importanti. Quello del Legend è sicuramente uno di questi e suonare lì è sempre una grandissima emozione, ampliata stavolta dalla presentazione del disco. Felicità, soddisfazione, amore, liberazione spirituale, sono emozioni e sensazioni che per un motivo o per un altro hanno fatto parte del nostro Release party. Tutto questo è musica.

Ricky: Anche se singolarmente abbiamo un buon numero di concerti alle spalle, salire su un palco è sempre come la prima volta. Oltre all’emozione io la vedo anche come una responsabilità. Abbiamo la responsabilità di far divertire ed emozionare chiunque decida di venire a vederci attraverso uno show che sia all’altezza.

Tia: Quando suono mi sposto letteralmente in un mondo parallelo, dove posso ritrovare la mia pace. La musica e il suonarla mi fa stare bene. Alla presentazione eravamo tutti molto tesi e l’emozione era tanta. Forse provavamo anche un po’ di paura. Calcare quel palco su cui sono saliti personaggi di un certo livello, non è che un onore ogni volta, per noi.

13)Una domanda più spiritosa. Fratello e sorella(vocalist e batteria) nella stessa formazione. Spesso succede che fratello e sorella abbiano qualche battibecco. Vi capita mai di litigare in sala prove?

Ivan: Una band è un po’ come un secondo lavoro e si sa, sul lavoro non esistono gradi di parentela. Siamo tutti uguali ma contemporaneamente tutti diversi; diversi punti di vista, diverse personalità, diversi caratteri ed è difficile far combaciare il tutto, nella musica così come nella vita di tutti i giorni. Quindi è ovvio che capitino alcune incomprensioni ma abbiamo sempre avuto la capacità e la forza di trovare una soluzione a tutto e l’essere fratello e sorella, forse, rafforza questa capacità. Tuttavia capita molto raramente di litigare.

Ire: Lui è il più piccolo quindi deve subire, punto! (ride) Scherzi a parte, non litighiamo quasi mai, in generale e ancora meno in sala prove. Il confronto è giusto e naturale e anche quando può diventare animato, è sempre e comunque costruttivo. La musica ha fatto sempre da collante in un rapporto già estremamente forte e sono felice di poter suonare con lui perché la complicità che c’è non è paragonabile con nient’altro.

14)Riuscite a conciliare la vostra carriera musicale con la vostra vita? Quante volte provate a settimana?

Ivan: Proviamo una o due volte a settimana ma riuscire a conciliare la carriera musicale con la propria vita diventa sempre più complesso. Bisogna avere molta fortuna o, semplicemente, un capo comprensivo e paziente.

Tia: Più che riuscire, ci impegniamo e obblighiamo a farlo. Personalmente, ho un lavoro che mi impegna tanto (e non solo quello) ma lo spazio per il mio primo interesse e grande amore, quale la musica, lo trovo e sempre lo troverò! E’ un grande impegno, ma tutto risulta più lieve se si tratta di fare musica.

15)Una domanda per la lead vocalist Irene Franco. Hai frequentato scuole di canto? A chi ti ispiri per il tuo canto?

Ire: Non ho mai frequentato nessuna scuola, ho sempre lavorato da autodidatta informandomi il più possibile sul mio strumento e studiando preparando canzoni di ogni tipo, sia con voci femminili che maschili, evitando di pormi limiti. Negli ultimi due anni ho preso qualche lezione per acquisire maggiore consapevolezza ma per circa tredici anni anni ho lavorato da sola su me stessa. Non ho un cantante in particolare a cui mi ispiro ma se dovessi eleggere il mio artista preferito probabilmente indicherei Lady Gaga. Amo il pop americano e lei per me è l’insieme perfetto di tutto ciò che un artista dovrebbe avere.

16)Torniamo al vostro disco omonimo. Le canzoni, ad orecchio meno esperto, risultano abbastanza simili tra loro. Spiegateci questa scelta…

Ire: Non mi trovi d’accordo, in realtà. Sicuramente abbiamo cercato di rendere le canzoni riconoscibili e che potessero essere facilmente accostate al nostro nome ma nonostante i pezzi abbiano cose in comune (la struttura, ad esempio), tante cose sono diverse tra loro…Dubito che si possa confondere una canzone con un’altra.

17)Il disco è stato pubblicato. Qualche rimpianto? Qualcosa che nel disco poteva essere fatto e che non è stato fatto?

Ire: Penso che si possa fare sempre meglio e che non si debba mai pensare al proprio prodotto come quello definitivo o perfetto. Rimpianti non ne abbiamo, sicuramente l’obbiettivo è quello di migliorare sempre di più.

18)Quali sono le vostre ambizioni come band? Dove vi vedete tra 5 anni?

Ire: Come la maggior parte delle band, ci piace sognare e immaginarci mentre calchiamo palchi importanti e viviamo di musica…In realtà, sappiamo che questa cosa accade raramente e che se dovesse succedere, probabilmente non basterebbero cinque anni per costruire una carriera del genere. Tra cinque anni, ci auguriamo di aver creato una buona fanbase che ci sostenga e che ci permetta di fare tanti concerti in Italia e all’estero, oltre ad avere la possibilità economica di rendere il progetto sempre più importante e credibile.

19)Progetti in cantiere?

Ire: Al momento, pensiamo soprattutto alla promozione del nostro lavoro e vorremmo farlo attraverso i tour che stiamo programmando. Sicuramente, abbiamo intenzione di lavorare a breve a un nuovo album… Di certo non ci fermeremo, sentirete parlare ancora di noi! (ride)

20)Per finire, un messaggio ai nostri lettori. Vi ringraziamo per la collaborazione.

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