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Intervista a Fausto Notorius

Benvenuto su system failure. Puoi parlarci del tuo percorso artistico fino a qui?

La possibilità di poter salire su un palco e poter suonare musica di fronte ad un pubblico l’ho avuta al’’età di 19 anni nei villaggi turistici Valtur e poi suonando pianobar in alcuni club di Roma tra cui ricordo con molto piacere il “Fatti mandare dalla mamma” un locale in Via Veneto dove ho perfezionato molte cose. Già in questo periodo scrivevo canzoni pop quindi la musica e il teatro mi sono state sempre vicine nel corso di tutta la mia vita. Infatti ho sempre fatto musica e teatro autoproducendomi 3 spettacoli di teatro canzone. Il primo “Spaventapasseri”(2006), portavo in scena le mie canzoni arrangiate con sonorità Latin-Jazz, e gli altri due “Io Marcio” (2008) e “L’uomo in Crack”(2010), le canzoni avevano sonorità break/beat, più vicine quindi all’elettronica in generale al rap e alla trap. Dal 2012 al 2020 sono stato negli Stati Uniti e in Messico facendo tutt’altro. Sono rientrato a maggio di quest’anno e ho ripreso a produrre musica. L’unica cosa in questo momento che mi dà coraggio.

Come è nata in te la passione per la musica?

Devo dire che mio padre suonicchiava la chitarra e si riuniva sempre con i suoi amici per cantare gli stornelli romani . Ed io ero lì ad ascoltare cantare e suonare quasi tutti i week end della mia infanzia. Mia madre mi fece prendere delle lezioni di pianoforte di musica classica e all’età di 18 anni già avevo una piccola tastiera elettronica con accompagnamenti dove mi divertivo ad imitare e rifare cover di Paolo Conte e Franco Batttiato.

Trap/rap i generi musicali che hai scelto. Perché non altro?

Dopo aver sperimentato la latin/jazz e la break /beat ho voluto provare questo genere per me del tutto nuovo. Mai ho scritto di rap o di trap. Non sono mai stato legato ad uno stile musicale. Adoro la flessibilità nella musica ed esplorare nuovi suoni. Ultimamente ascolto molto l’hip-hop e metal.

Come nasce una tua canzone? Parla del processo creativo alla base….

Nel caso specifico di ABCDEFG il tutto è nato da un beat ascoltato in macchina di un mio amico. Questo beat mi è rimasto memorizzato per alcuni giorni ed ho deciso di cominciare a scrivere  un testo rap. Quindi alle volte nasce per coincidenza ed altre volte il processo è più matematico/scientifico. Ad esempio all’inizio ABCDEFG era di 6.20 minuti con circa 35 strofe, troppo lunga e dispersiva quindi necessitava, come per un film, di alcune modifiche.

La fonte di ispirazione per i tuoi testi…

I miei testi parlano sempre dell’individuo. L’ispirazione la prendo dal contesto sociale ed emozionale che vivo. Tramite i testi riesco ad esprimere al meglio i miei pensieri e le miei opinioni sul mondo.

“ABCDEFG”, il tuo nuovo singolo. Ci parli di questo progetto musicale?

Le lettere, le parole ed il linguaggio. Ho come l’impressione che il linguaggio sia stato nascosto o modificato soprattutto in questi ultimi anni. A livello musicale la trap non ha certo aiutato questa situazione. Anzi! Ed ecco allora ABCDEFG come per dire riniziamo dall’alfabeto, la base delle nostre parole e dei nostri discorsi. Questa canzone vuole essere un ringraziamento all’alfabeto e a tutto ciò che ne deriva.

“ABCDEFG” e i tuoi lavori precedenti. Quali sono le differenze?

“Prime esperienze artistiche come attore-musicista nei villaggi turistici e in molti club italiani e stranieri”, leggo dal comunicato stampa. Quanto queste esperienze hanno inciso nella tua carriera artistica… La differenza sta solo nei suoni che sono stati usati. Cambiano i suoni quelli che noi chiamiamo rap/trap in questo caso. I suoni sono il vestito di una canzone. Molto importanti. Per uno sfogo/disagio sarebbe meglio un rap e per una canzone d’amore un pop. Ma il contenuto non cambia specialmente se lo confrontiamo con “L’inesplicabile” l’album del 2008 brak /beat. Contenuto dove al centro è sempre l’individuo che si manifesta con le sue debolezze, invidie, cattiverie….la sua parte peggiore, diciamo cosi.

Come stai vivendo l’emergenza coronavirus? Quanto ti ha danneggiato?

La situazione è poco chiara. Molto confusa. Dettata da una disinformazione o da informazioni contrastanti tra loro. Vivo nel dubbio e nell’incertezza. Personalmente non mi sento danneggiato se non per il fatto che le relazioni con gli altri sono cambiate. Siamo più distanti fisicamente e sentimentalmente. Non c’è più tanta fiducia ma come sempre dico la musica ci darà coraggio.

Siamo in un mondo in emergenza economica, climatica ed ora anche sanitaria. Quale è il ruolo della musica in questo mondo?

La musica non si ammala e non muore mai. La musica ci darà coraggio.

Riesci a bilanciare la tua vita e la tua carriera artistica?

Si. Ho sempre convissuto pacificamente con la mia passione e non mi sono mai preso troppo sul serio.

Che ne pensi del mondo dei talent show?

Interessanti e una buona vetrina per chi ha delle qualità che non riesce a mostrare. L’unico pericolo è che non si venga a creare un monopolio artistico dove a guadagnarci sono sempre gli stessi.

Per concludere, saluta i nostri lettori e dai qualche consiglio a band ed artisti che stanno muovendo i primi passi nel mondo della musica…

Un caro saluto a  tutti i lettori e ascoltatori di musica. Chi vi parla ha 50 anni e non ha mai avuto problemi con il giudizio degli altri. Quindi vai, continua, cambia, esplora e sperimenta sempre nella tua vita a qualsiasi età. Non fermarti mai alle prime delusioni e incertezze. Vai avanti e metti sempre grande amore in tutto quello che fai, musicale e non. Parola di Zio Fausto.

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