Intervista a Eugenia Martino

Benvenuta su system failure. Come è nata in te la passione per la musica?

Quando mi hanno regalato un CANTATU e ho pensato che prima di cantare una canzone avrei dovuto scriverla.

Come prende forma una tua canzone? Che ambiente crei intorno a te?

Mi metto al piano e improvviso. A volte sento una parola che mi piace e c’è già la musica dentro, altre volte sento una base chiudo gli occhi e vado dove mi porta, ma un sacco di canzoni nascono in macchina o in motorino.

L’alieno. Di cosa parla questa tua canzone? A cosa pensi quando scrivi una canzone?

Parla di un alieno che sbarca in Europa e si innamora di una ragazza ma lui non avendo nessun attributo genitale non sa come fare a dirle che non potranno fare l’amore. E’ una canzone che nasconde una storia triste ma che vuole significare che il vero amore trova sempre una soluzione. Non penso, succede come dice Vasco, le canzoni sono come i fiori, nascono da sole sono come i sogni.

Come è collaborare con Mogol e Massimo Satta?

Sono due grandi professionisti e c’è molta stima a livello personale, mi stimolano a fare sempre meglio, a fregarmene dei cliché.

“L’alieno, il Califfo e la bambina”. Puoi presentare il tuo album ai nostri lettori? Ci parli della sua genesi? Con che spirito hai scritto le canzoni?

Essendo prettamente un’autrice più che una cantante l’idea era di raggruppare tutti quei brani che non erano piazzabili o che secondo me sarebbero stati difficili da interpretare per altri. E’ un album di canzoni racconto, ognuna è una storia a sé scritta in momenti molto diversi della mia vita.

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