Intervista a ELND

1)Benvenuto su System failure. Presentati ai nostri lettori…Chi sei? Che musica fai?

Ciao, grazie per la curiosità e l’interesse! Sono un programmatore con la passione per la musica. Non saprei dirti che musica faccio, al momento qualcosa che mi piace definire dreamy dub.

2)Ci parli un po del tuo background musicale?

Come tantissimi altri, suonavo nel classico gruppo di amici, suonavamo musica reggae perlopiù inedita, nello stesso periodo ero anche in un gruppo di musica popolare salentina. Tutto questo più o meno fino a quando ho iniziato a frequentare l’università a Torino. Qui ho iniziato a produrre musica autonomamente viste le difficoltà nel trovare persone con cui mettere su una band. Negli stessi anni ho conosciuto la realtà dei looperatori italiani, team di beatmaker e musicisti legati da quello che fu il valvaforum. Grazie a loro ho imparato tanto, non solo musicalmente. Dopo questa esperienza ho continuato a fare musica in vari progetti sempre nell’ambito del beatmaking sperimentale. Poi ho conosciuto i ragazzi di 4Weed Records e da qualche anno ormai collaboro e faccio musica con loro. Torino è comunque una gran città musicalmente parlando, quel poco che ho fatto lo devo principalmente a questa città con i suoi pregi e i suoi difetti. Evito di elencare le collaborazioni, le persone specifiche e le serate fondamentali solo perché non mi piacciono le liste utili solo ad auto-masturbarsi.

3)Come è nata la tua passione per la musica?

Era il periodo delle scuole superiori, quindi fine anni 90 inizio 2000, come tanti ragazzi in quel periodo ascoltavo le cassettine rap e reggae che giravano ma non ho avuto mai l’esigenza di fare qualcosa anch’io fino al giorno in cui per caso vidi in tv un documentario sul reggae sun splash che si teneva ancora a Osoppo. Probabilmente fu quella la scintilla.

4)Abbiamo recensito il tuo Common Fears, un’opera pregevole. Come è nato? Ci racconti qualcosa della sua genesi?

Common Fears è fuori grazie al supporto fondamentale di 4Weed Records. La genesi e la lavorazione sono state abbastanza travagliate. In realtà, l’album era pronto da più di un anno, ma sono rimasto impantanato nelle paure e le ansie che avevo provato a mettere in musica. Col senno di poi, non lo rifarei. In ogni caso adesso è qualcosa di tangibile e non posso che esserne contento.

5)Su quale traccia mi dovrei soffermare secondo te?

Credo sia un disco da ascoltare nel complesso, anche non necessariamente a volumi esasperati. Forse “Inner Conflicts” rappresenta bene l’idea di suono e atmosfera che ho voluto dare al disco.

6)Quale è la differenza con i tuoi lavori precedenti?

Sicuramente, rispetto alle precedenti uscite, questo disco ha un’identità ben precisa e un suono, per quanto non estremamente curato, più personale. Precedentemente, a parte un paio di cose, le mie uscite come ELND sono state dei remix nei quali mi son divertito a reinterpretare il lavoro di altri. In Common Fears c’è solo merda fresca.

7)Ci parli un po dei tuoi progetti futuri?

Ho pronto un nuovo EP e un po’ di tracce da finalizzare. Nel periodo tra la fine dei mix del disco e la sua uscita ho continuato ad accumulare spunti. L’idea è quella di mettere in free download almeno una traccia al mese a partire da gennaio. L’impronta sarà sempre molto onirica ma con un’attenzione maggiore sui ritmi classici. Sarà un 2018 prolifico.

8)Come vedi la scena dub o dubstep italiana?

Non ho la presunzione di dare giudizi puntuali su una scena alla quale appartengo essenzialmente come fruitore. C’è tanta roba potente in Italia che sgomita nell’underground e tante realtà ormai affermate. La sola città di Torino ha un incredibile numero di produttori e animi che gravitano intorno al sound system e, più in generale, alla musica che mi piace. Non posso che essere contento di tutto questo fervore, sia per la proposta sia per la possibilità di creare interessanti connessioni.

9)Come ti senti quando suoni?

È praticamente come scopare, ma senza lo sbattimento delle coccole post-coito e con il vantaggio che puoi continuare a bere anziché dormire.

10)Per finire, lascia un messaggio ai nostri lettori…

Ringrazio di cuore voi per il vostro interesse e chi ha avuto la voglia di leggere queste righe e, visto che siamo alla fine dell’anno, vi auguro un 2018 estremamente estremo.

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