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Intervista a E-COR ENSEMBLE

Benvenuti su System failure. Presentatevi ai nostri lettori…

Gli e-cor ensemble sono Mirjana Nardelli, Francesco Altilio e Cristian Maddalena.

I vostri inizi con la musica come sono stati?

Fin da piccoli abbiamo coltivato l’amore per la musica e per ogni suo affine. Divoravamo, e tuttora divoriamo, ogni genere che ci capitava sotto mano, compravamo riviste, scambiavamo dischi, nastri, CD… ed ognuno di noi suonava uno strumento diverso. Si andava, appena possibile, ad un concerto dal vivo e soprattutto si cercava di suonare ovunque capitasse. Abbiamo avuto tre percorsi completamente differenti ma accomunati dal rispetto per la musica e la dedizione a quello che facciamo.

Ho letto che: “Perno delle loro attività sono l’arte acusmatica e, in particolare, la cura e l’estetica del suono, che vengono esplorate ed approfondite attraverso diverse forme artistiche”. Potete approfondire queste parole?

Il termine acusmatica nasce con la scuola pitagorica, acusmatici erano gli allievi di tale scuola. Essi ascoltavano i precetti della dottrina del maestro che, nascosto dietro un telo, tendeva a dare massima importanza al “suono” dell’orale. Si ascoltava il suono senza percepirne la fonte, quello che accade oggi nella musica acusmatica. Il rumore diventa suono che viene esplorato in quanto timbro, in base al contesto, in quanto materiale a sé stante e approfondito a seconda dell’utilizzo artistico. Lavori diversi richiedono approcci diversi, a seconda se si lavora per il teatro, per il cinema o se un brano deve essere ascoltato in un acusmonium (orchestra di altoparlanti) piuttosto che da un telefono o ancora da un impianto casalingo. Avendo preso parte alla ri-musicazione di film muti (Vormittagsspuk, Accidente, Cops), scritto un’opera teatrale acusmatica (Il Cuore Rivelatore, secondo gli e-cor ensemble), e lavorato per altre compagnie teatrali, abbiamo potuto rilevare che, gli approcci compositivi per ogni forma artistica cambiano, così come cambia il modo di portare alla luce ciò che è insito nel suono stesso, per poterlo così mettere alla mercé del lavoro che in quel momento stiamo svolgendo.

“Lipstick on a pig” è il vostro album di debutto. Come è nato? Dove è stato registrato? Chi ha collaborato con voi?

Il disco è nato da una serie di esigenze; prima fra tutte quella di condividere un percorso con alcuni degli artisti che direttamente o indirettamente ci hanno dato molto dal punto di vista musicale e umano. La maggior parte delle sessioni di registrazione si sono svolte nel nostro studio a Priverno, mentre le altre sono nate in contesti e città diverse. Il brano “Muddy Cake” è stato registrato al KU studio di Napoli con gli Aspec(t). Mentre i due brani “In a Nutshell” e “Homage to Denis” rispettivamente con Denis Dufour e Fred Marty sono stati concepiti nei loro studi a Parigi. Diverso è stato il discorso con Pierpaolo Capovilla dove il brano si è sviluppato a distanza. Fra i punti cardini del disco c’è sicuramente l’idea di multi-disciplinarietà, nulla di nuovo per carità! Però ci interessava instaurare un nostro personale dialogo con altre forme artistiche musicali e non. Proprio per questo all’interno di “Lipstick on a Pig” compaiono il teatro e la performance di Antonio Rezza e Flavia Mastrella, il reading di Pierpaolo Capovilla, l’incredibile voce barocca di Natalie Litwhick e i diversi generi musicali provenienti dal noise all’acusmatica, dall’elettronica al free-jazz. Instaurare un dialogo con queste forme così diverse è stato molto appagante perché ogni volta vanno messi in discussione approcci diversi, si guarda il proprio lavoro da una prospettiva diversa e naturalmente durante il percorso creativo si tende ad assorbire sempre qualcosa di diverso. Le opere visive di Luca Pianella, sono sicuramente un altro esempio di quanto l’arte in generale abbia influenzato il nostro disco. Quando le abbiamo scoperte ci hanno attratto immediatamente per la loro natura così concreta ma allo stesso tempo astratta, Luca con le sue Ombre rende astratti oggetti comuni, un po’ come noi facciamo con i suoni; registriamo un suono concreto e attraverso la manipolazione lo allontaniamo quanto più possibile dalla sua fonte originale. In questo modo le sue opere ricalcano perfettamente la nostra idea di musica.

Ci parlate dell’artwork?

L’artwork(in figura subito sotto) del disco è stato affidato a Luca Pianella, un artista che abbiamo avuto modo di conoscere durante un percorso nell’Istituto San Fedele di Milano. Quello che subito ci ha colpito delle sue opere è stata “la semplicità” dell’approccio al suo lavoro: con una matita e un gioco di luci e ombre crea il suo mondo che è del tutto vicino al nostro; fatto di luci, ombre e suono.

Se la vostra musica fosse un quadro a quale assomiglierebbe?

Una bella domanda, e senza dubbi ognuno di noi avrebbe una risposta diversa. Non è mai facile racchiudere una moltitudine di sensazioni così diverse, mutuabili e fragili in una soltanto. In questo momento mi vengono in mente i “White Paintings” di Robert Rauschenberg che, come le nostre sensazioni, sono opere soggette all’ambiente circostante, le ombre e i riflessi che atterrano sui suoi dipinti sono sempre di passaggio non si cristallizzano mai.

Oltre alla vostra band fate altro di artistico?

Assolutamente! La musica, come ogni altra forma d’arte, ha bisogno di influenze esterne e non importa che siano artistiche o no. Il problema sta nella parola arte e nel suo contesto, ogni cosa può essere arte o divenire arte e il ready-made di Duchamp ne è l’esempio calzante.

Che strumentazione avete usato nell’album?

All’interno del disco ci sono diversi strumenti tradizionali e non, come e-cor ensemble sicuramente i protagonisti del disco sono i nostri laptop con i relativi controller. Poi in base al set cambiavamo strumentazione. Per esempio abbiamo usato degli strumenti auto costruiti che si basano sui campi elettromagnetici, sul noise e la fragilità di un mondo sonoro così delicato e nascosto che esiste ogni giorno ma che ognuno di noi ignora, se ci pensiamo ogni dispositivo elettrico emette un campo elettromagnetico più o meno forte, e solo attraverso dei microfoni induttivi siamo in grado di captare questo campo magnetico e renderlo musicale attraverso un’organizzazione del materiale sonoro. Un altro strumento principale è stata la chitarra espansa di Francesco; una chitarra elettrica che di convenzionale ormai ha soltanto la forma, all’interno del body Francesco ha installato una serie di motorini che generano tessiture o ritmi che si modificano nel tempo attraverso dei semplici potenziometri che ne variano la loro velocità. I motorini interferiscono con i single coil della chitarra generando interferenze elettromagnetiche. Poi ci sono anche dei sintetizzatori e dei sequencer che si possono ascoltare in maniera evidente nella title track “Lipstick on a Pig”. Ovviamente ci sono anche strumenti tradizionali come batteria, basso, chitarra, tastiera etc… molti di essi sono stati manipolati talmente tanto che non sono più riconducibili alla fonte di partenza altri invece mantengono la loro natura originale. E naturalmente non mancano gli strumenti dei musicisti ospiti, i contrabbassi di Fred Marty e Roberto Bellatalla, le voci di Rezza, Capovilla e Natalie, i laptop di Elio, Dufour, e Raffaele ma anche gli strumenti degli Aspec(t) ovvero il Revox, i sistemi di feedback e il sassofono. Potremmo fare una lista interminabile degli strumenti utilizzati ma li lasciamo alla curiosità dell’ascoltatore.

Potete descrivere il vostro live perfetto?

Crediamo sia impossibile descrivere un live perfetto, a loro modo lo sono tutti. In ogni spettacolo ciò che conta non siamo tanto noi in quanto entità, ensemble, quanto il rapporto con lo spazio dove stiamo suonando e la relazione che si instaura con il pubblico che ci sta ascoltando. Un frastuono da proveniente dalla platea potrebbe cambiare repentinamente lo sviluppo della forma compositiva che stavamo eseguendo. Quindi, nel nostro caso, è la relazione spazio/pubblico che crea live perfetto.

Potete anticiparci qualcosa sui vostri prossimi progetti musicali?

Ora abbiamo diverse cose in cantiere, fra cui la creazione di una colonna sonora per un audiovisivo dedicato a Roma e più recentemente, il 4 maggio, preformeremo a Napoli in occasione del festival La Digestion (Castel Nuovo, Maschio Angioino – “MUSICA SANAE”) dove ci sarà il nostro primo audiovisivo totalmente edito e-cor ensemble sia audio che video, dove il tema principale sarà lo psicofarmaco e la sua relazione con il dolore. Naturalmente ci stiamo anche preparano per iniziare il nostro tour promozionale di Lipstick on a Pig.