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Intervista a Duramadre

Benvenuti su system failure. Ci potete parlare del vostro percorso artistico fino a qui?

La band è nata dall’incontro di Evangelos Voutos (Voce) e Stefano Savarese (chitarra) e successivamente Francesco Cassano (batteria), dalla loro volontà di creare pezzi propri. Dopo quattro anni, dopo l’inserimento di Alberto Sempreboni (basso) abbiamo trovato la chiave per questo sound ispirato agli anni 80. Nel prossimo lavoro ci saranno le tastiere dell’ultimo acquisto Piero Motta, che viaggia leggiadro sui tasti bianchi e neri. Inizialmente siamo partiti con un sound rock-blues, tipico del classico power trio, con basso chitarra e batteria. Poi negli anni ci siamo evoluti (o involuti, a seconda dei punti di vista), abbracciando sonorità più scure e ricercando le nostre radici musicali. Nota costante è sempre stata la scelta dell’italiano per i nostri testi.

il loro sound è maturato e si è appropriato di un’identità precisa, sposando un’attitudine tenebrosa ed oscura”. Potete commentare queste parole e dirci quali sono i vostri ascolti?

I nostri ascolti sono variegati, dal punk 77 al post punk, il dark ma anche il metal, il grunge, il punk hardcore, ma fondamentalmente ci accumuna il rock italiano anni 80, Diaframma, Litfiba e le band minori di quell’epoca. Per il nostro sound sicuramente è chiara la nostra ispirazione agli anni 80, dalla new wave inglese a quella italiana e quindi anche per questo l’affermazione di attitudine tenebrosa ed oscura, anche se spesso ci hanno definiti come rappresentanti del rock mediterraneo. In un’epoca dove stiamo assistendo ad un rigurgito degli anni 80, sarebbe bello, soprattutto per noi che quel decennio l’abbiamo vissuto, tornare a presentare un genere come quello della new-wave, necessariamente rivisto alla luce di questi anni che inevitabilmente sono passati per tutti… rock mediterraneo, appunto!

Dove prendete ispirazione per i testi delle vostre canzoni?

Non ci sono riferimenti letterari specifici, forse più filosofici; i temi affrontati sono sempre legati all’esistenzialismo, al dolore, ai sentimenti profondi come l’odio e l’amore. Il bello è che nei nostri testi si possono trovare sempre più chiavi di lettura, quindi, in un certo senso, chi li ascolta si può considerare parte attiva della composizione.

Chi si occupa del songwriting?

Il songwriting è un’attività corale per noi, partiamo da un’idea e poi ognuno aggiunge una parte. Evangelos si occupa anche dei testi oltre alla musica, qualche volta coadiuvato da Stefano. Questo è possibile grazie al grande affiatamento che c’è tra noi, sia come musicisti ma prima di tutto come persone.

Come prende forma una vostra canzone?

La maggior parte delle volte nascono da un testo a volte legato ad una musica indicativa e poi si sviluppa in sala suonando, e man mano arrangiando la canzone arricchendola di altre parti. Altre volte, nasce in sala direttamente, e quindi parte dalla musica ed Evangelos ci adatta un testo sopra. Una volta finito il lavoro in sala iniziamo ad occuparci nel dettaglio degli arrangiamenti e dei suoni registrando delle demo da scambiarci.

Abbiamo recensito “Lato A”. Dove è stato registrato? Che tecnica di registrazione è stata usata? Difficoltà nel processo di registrazione?

“Lato A” è stato registrato nel nostro studio in HD recording. Abbiamo preferito questa tecnica a quella analogica perché ci ha permesso di lavorare in maniera più veloce e chirurgica sui pezzi. La difficoltà maggiore in fase di registrazione è stata trovare il giusto sound che ci rappresentasse. Abbiamo dedicato molto tempo nella ricerca del giusto “vestito” per ciascun pezzo a livello di suoni e di arrangiamenti.

Missato da Gabriele Sorrentino e il mastering affidato ad Emiliano Rubbi, grafica Francesca Gatto. Come è stato collaborare con queste persone e come le avete conosciute?

Gabriele riesce sempre ad intuire qual è la direzione corretta da dare ad un gruppo, essendo anche un ottimo musicista ci ha aiutato a focalizzare al meglio delle parti che effettivamente erano ancora acerbe. Il suo apporto in fase di mix è stato fondamentale per definire il sound di “Lato A”. Emiliano non credo abbia bisogno di presentazioni, affidare il mastering a lui è stata una scelta obbligata dalla volontà di avere un prodotto che avesse una certa potenza e definizione sonora. Francesca, la nostra grafica, è stata la persona che ha realizzato l’immagine che più ci rispecchiava, discutendone insieme in totale libertà, disegnando la duramadre ed il cervello connesso a quattro cavi che siamo noi, entrando appieno nel nostro mood ed in quello che volevamo far passare come immagine.

C’è una traccia di “Lato A” che preferite?

Noi siamo molto legati a “Sangue e sale” perché oltre a piacerci come canzone, è quella che più ci ha soddisfatto nella struttura lievemente diversa dalle altre ed anche per il significato del testo che vuole descrivere la solitudine di chi si sente in gabbia.

Siamo in piena emergenza per il Covid-19. Come state vivendo le vostre giornate?

Noi continuiamo imperterriti a scrivere a casa e scambiarci idee e file via computer, la nostra fortuna è stata aver potuto registrare le idee per il secondo EP che uscirà nel 2021 e quindi stiamo lavorando agli arrangiamenti ed alla pre-produzione da casa. Anche per i Duramadre c’è lo smart-working!

Il mondo è in emergenza climatica, economica e pure sanitaria. Quale è il ruolo della musica in questo mondo?

Siamo consapevoli del fatto che probabilmente molti musicisti hanno una certa sensibilità agli argomenti elencati, ma siamo realisti e crediamo che purtroppo nessuno è così potente da poter influire sulle decisioni altrui, anche se nei testi, ad esempio “Balla coi cani”, la denuncia ad un mondo che sta collassando è chiara. Crediamo che il ruolo della musica possa essere quello di far capire alle persone che c’è qualcosa di più profondo ed importante del profitto a tutti i costi e del consumismo sfrenato.

Quali sono i vostri obiettivi come artisti? Progetti futuri?

Siamo una band di amici, che suona per il piacere di farlo ed esprimere ciò che abbiamo dentro, già riuscire a registrare i nostri brani e renderli ascoltabili ad un pubblico, per noi è un grande obiettivo. Nel futuro prossimo c’è la produzione di un altro EP di quattro brani che non abbiamo ancora deciso come chiamare, non è escluso però che si possa chiamare “Lato B”. Dopo l’uscita di questo, in base ai prossimi decreti del governo, vedremo se sarà possibile tornare in sala a provare per andare a suonare live.

Riuscite a bilanciare la vostra carriera musicale con la vostra vita?

Partendo dal presupposto che purtroppo non siamo professionisti, riusciamo sì a legare musica e vita privata non rinunciando né all’una né all’altra.

Con quale band indipendente o famosa vorreste collaborare?

La nostra attitudine è quella di collaborare con amici musicisti a prescindere, così da arricchire le nostre produzioni. Più che una band in particolare, ci piacerebbe avere l’onore di collaborare con uno più grandi artisti del rock italiano che è Gianni Maroccolo ex Litfiba, CCCP, CSI, PGR etc.

Come è la scena indipendente laziale?

A Roma e dintorni, le band che suonano sono migliaia, molte delle quali bravissime, alcune fra queste ci suonano nostri amici con cui spesso condividiamo i palchi dei vari locali.

Quali sono i locali romani più in voga per ascoltare musica indipendente?

Di locali che fanno suonare musica indipendente ce ne sono davvero pochi, e quando ne trovi qualcuno è difficilissimo pure che ti diano un rimborso spese, a stento un paio di birre, spesso sfruttando proprio il fatto che suoni musica tua. Roma, a dispetto delle sue dimensioni, non offre molti luoghi dove poter proporre musica originale in maniera adeguata. I locali più grandi sono ancora schiavi delle cover band e difficilmente danno spazio alla musica originale.

Date qualche consiglio ai nostri lettori delle vostre parti e non…

Quello che consigliamo è di non smettere di provare a cercare posti dove suonare anche se alla fine i locali disponibili si contano sulle dita di una mano, bisogna proporsi con altre band che magari fanno un genere simile al tuo con cui organizzare eventi e così cercare di far arrivare più gente possibile. Il consiglio è quello di non cercare i locali ma i gruppi. Secondo noi siamo in un periodo fortunato, ci sono tantissimi gruppi validi in Italia basta cercarli e seguirli e poi partecipare agli eventi che pubblicizzano.

Per finire, date qualche suggerimento a chi sta muovendo i suoi primi passi nel mondo della musica…

La scena musicale oggi è veramente povera, le band che ancora suonano hanno un’età che supera i 30 anni, i giovani rockers sono sempre meno, così come gli spazi per suonare pure, è un po’ come il cane che si morde la coda. Per chi è rimasto ancora con il sogno di suonare con una band, consigliamo di registrare sempre le proprie idee e proporle sui canali social e le piattaforme apposite che possano dare spazio alla loro musica. Non importa avere la fama come obiettivo, ma la realizzazione delle proprie idee in forma musicale di qualsiasi genere senza porsi nessun limite nella comunicazione.

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