Intervista a Benvenuti
Benvenuto su system failure. Come ti sei avvicinato al mondo della musica?
Mi sono avvicinato tramite mio nonno, è lui il primo musicista che abbia mai conosciuto e del quale ne sono totalmente riconoscente. Dopo di che, dopo il ricordo affettuoso e intimo, l’ascolto dei dischi è stato fondamentale: in particolare Crueza de Ma di de Andrè, Atom Heart Mother dei Pink Floyd, Harvest di Neil Young e Pink Moon di Nick Drake. Dopo qualche esperienza con un gruppo, fondato insieme a degli amici in Toscana, mi sono trasferito a Bologna, e ho iniziato a suonare altri strumenti oltre alla chitarra acustica; infine mi sono ritrovato cantautore e divoratore di musica, qualsiasi genere.
Puoi presentarci il tuo album “Ex Marmore”?
Ex marmore è un disco impulsivo, tutto è nato in un mese neanche, tra i lacrimogeni delle manifestazioni e i field raccolti sulla tangenziale. Il pretesto della musica sperimentale e la possibilità di sfruttare i field e i rumori come oceano sonoro offrono una possibile raccolta documentaristica di quelli che in minima parte e nella mia visione, assolutamente soggettiva, possano essere stati i giorni delle manifestazioni Pro-Pal tra settembre e ottobre.
Perché la scelta del latino classico?
La scelta del latino classico è venuta abbastanza spontaneamente. Stavo preparando l’ultimo esame di letteratura latina, quindi iniziai a ragionare una scaletta possibile su delle tracce in latino. La lingua è usata nella sua funzione estetica per quanto riguarda i titoli, e in funzione poetica nei brani dove ritroviamo le vociferazioni, quale Ut fama o Cruore Sumud Flotilla. In ogni caso, è tutta colpa di Virgilio -con affetto-.

Cosa puoi dirci dell’artwork dell’album?
L’artwork è un’opera di Francesca Brevini, è un dipinto post prodotto e manipolato digitalmente, di modo che si potesse lavorare per sottrazione e destrutturazione, ricercando la traduzione visiva dei Glitch all’interno del disco e la perdita di orientamento, evocando il concept dell’album stesso.
Con quale criterio hai scelto i temi di cui parlano le canzoni?
L’unico criterio è la totale responsabilità politica di partecipare e dare la propria parte in quei giorni, con la volontà di tradurre quel tipo di tensione in suono. Troverei più giusto parlare di responsabilità invece che di criterio, per il semplice motivo che non si può pensare di fare musica senza veicolare delle idee. Ancor di più, pensando di fare musica sperimentale e canzone d’autore nel ruolo più indipendente e schierato. Oltre a questo, vi è la volontà non soltanto politica ma anche romantica, ossia quella di lasciare ai posteri un disco come documento, come traccia delle tensioni sociali del nostro contemporaneo.
Come è stato collaborare con Sofia Bertoncini e Francesca Brevini?
Lavorare con loro per la raccolta dei field sul campo è stato molto semplicee spontane. Sofia si trovava in manifestazione e mi ha fatto il favore di registrare per una mezz’ora durante la manifestazione. Per quanto riguarda Francesca ci collaboro da sei anni e oltre ad aver registrato i field insieme a me, pensa a tutte le grafiche e alle copertine del progetto, talvolta accompagnandomi in live con i visual.
Chi sono i tuoi modelli o miti musicali?
I miei artisti preferiti sono veramente tanti e diversi, diciamo che faccio fatica ad averne pochi. Senz’altro elenco gli artisti guardati come reference per Ex Marmore, ossia i CSI, Robert Wyatt, Brian Eno e Franco Battiato.
La musica è un viaggio interiore… Come nasce e prende forma una tua canzone? Che ambiente crei intorno a te?
Una canzone deve raccontare qualcosa, qualsiasi sia il genere. Per come compongo personalmente, parto sempre da quello che voglio dire e più precisamente, se sento il bisogno di dire qualcosa. Se non ho da dire niente, non scrivo canzoni, ma mi dedico alla sperimentazione e alla ricerca sonora e parallelamente agli artisti che produco. L’ambiente che si crea all’interno di un brano è in qualche maniera un piccolo mondo, con la sua vita, le sue timbriche, è come se fosse un mondo altro e parallelo oltre alla vita che viviamo perciò la ricerca e il fine artistico è fondamentale. Il mio compito da cantautore, musicista e produttore è cercare la migliore palette di colori possibili all’interno di un brano, ma se non c’è il brano, niente regge.
Progetti per il futuro?
Al momento ho un altro disco pronto, ed è un disco in continuità con l’ep Malalingua uscito l’anno scorso, non posso aggiungere altro, niente spoiler. In parallelo continuo il lavoro come producer per altri artisti sul suolo bolognese. Negli ultimi tre anni oltre ad aver prodotto singoli, Ep ed Lp per il mio progetto; sto portando avanti altri tre dischi di tre artisti diversi, dove si spazia dalla trap all’indie-rock, perciò vorrei ultimare anche questi altri lavori per poi capire al meglio l’evoluzione che vorrei intraprendere con il mio progetto. Vi ringrazio per l’intervista e buon lavoro!
Link Spotify: https://open.spotify.com/intl-it/album/203MQOb0DCZgEi58calFkI