Intervista a Angerfish

Benvenuti su system failure. Come vi siete conosciuti? Come si è formata la vostra band?

Grazie di riceverci.Prima di conoscerci suonavamo da diverso tempo, ci stavamo affermando nella scena. Ognuno di noi era stato in diverse band che, per un motivo o per un altro, si sono sciolte. Bisogna dire che il sito Villaggio musicale è sempre stato un toccasana per trovare musicisti nella propria zona. È così che la band si è inizialmente formata in un freddo pomeriggio di Ottobre 2015 con Roger Steelnöx (voce, batteria), Enrico Lisè (chitarra solista) Elia Buzzetti (voce, chitarra). Il bassista Alex Petrolini è subentrato per un cambio di line-up nel 2018, ed era qualcuno di già noto nella scena, ci siamo conosciuti a un live. A partire da questa formazione abbiamo definito il nostro sound con risultati mai raggiunti prima.

Come è nata in voi la passione per il rock?

È sempre stato qualcosa che ci siamo sentiti dentro, da quando siamo  dei bambini di 10 anni, prima di conoscere la musica c’era già il concetto di rifiutare le tendenze maggioritarie, di preferire qualcosa in cui ti ritrovi piuttosto che ciò che tutti gli altri seguono. Certi membri della band hanno tendenze marginali. La conoscenza della musica, quella scintilla che ti scatta quando sentì per la prima volta quella band che ascolterai probabilmente tutta la vita è il punto di partenza artistico, infatti quando pensi a perché hai preso in mano lo strumento ti viene spesso in mente quella band. Abbiamo preso lezioni quasi tutti, mentre impari a suonare e a un certo punto ti rendi conto che riesci a suonare alcune delle parti che ami, scatta poi una voglia di non fermarsi mai. E quest’intensità c’è nella pratica dello strumento e nella composizione, ma anche nell’ascolto, nell’appartenenza alla scena, nell’allegro chaos dei grandi festival. Sarà per questo che gli appassionati di rock di solito sono particolarmente assidui.

Chi si occupa del songwriting?

Si può dire che ce ne occupiamo tutti e 4. La maggior parte degli arrangiamenti e delle strutture dei pezzi (soprattutto in “Unbounded”) sono gestite da Enrico Lisè e Roger Steelnöx. Le idee, le bozze di riff o di melodie sono un altro discorso. Siamo 4 teste decisamente creative e ognuno ha sempre avuto idee da proporre. Poi quando ci confrontiamo solitamente ci troviamo d’accordo su quali di queste idee possono diventare canzoni Angerfish.

 “Unbounded”. Ci parlate della genesi del vostro album di debutto?

È giusto premettere che avevamo già 2 release al nostro attivo. 2 EP di 4 e 7 pezzi usciti rispettivamente nel 2017 e 2018, ci sentivamo pronti a fare il “passo” del full album. Pensiamo che sia innanzitutto una questione di durata della release, che è fondamentale soprattutto in un full lenght nel quale il tempo (secondo noi) va gestito in modo da avere una “struttura di variazioni”, ovvero diversità fra le canzoni volute per essere concatenate in un certo modo, queste diversità includono varietà ritmiche, melodiche etc. che fanno nascere un grande album. Per noi questa cosa è nata in un momento in cui la band non era mai stata così stabile, sia a livello musicale che personale, e questo è stato determinante. Per fare un esempio, abbiamo tenuto la primissima canzone che venne proposta per l’album (Beware), quando si scarta o si cambia qualcosa generalmente siamo d’accordo all’unanimità.Come detto precedentemente, con questa line-up siamo riusciti a concretizzare il nostro sound e abbiamo studiato “Unbounded” con queste intenzioni di composizione. Un sound più compatto, che attacca maggiormente, ma vario, complesso nei nostri limiti tecnici, e mai scontato, con una struttura dell’album “all killer no filler”

Cosa rappresenta l’artwork dell’album?

Ci piace che gli artwork rimangano soggetti a interpretazione, soprattutto quelli non particolarmente complessi come il nostro, ci puoi vedere quello che vuoi, ma ecco come ci piace vederla: La strada senza limiti che non sai dove ti porta. Rappresenta l’ansia costante dell’incertezza quotidiana, e di una visione a lungo termine che non comporta altro che una strada, che rimane sempre uguale. La figura sotto il logo rappresenta l’allucinazione erotica, il desiderio passionale che anima, stimola, è il drive primario, sano o malsano che sia. È quella passione che può portare l’uomo sia ad eccellere, che ad autodistruggersi.

Quale canzone preferite di questo disco e perché?

Non possiamo preferirne una. Sono tutte singolari, con le loro peculiarità che legano il disco, e ovviamente per ogni canzone c’è il ricordo di averla scritta o sviluppata in sala prove, di provarla con la band, del periodo della tua vita in cui eri quando l’hai scritta. I ricordi della preparazione per poi registrarla in studio, il ruolo della canzone nell’album e nella scaletta dei concerti.Poi certo, ci si affeziona ad alcuni pezzi più che ad altri ma lasciano tutti un gran ricordo, belli o brutti che siano.Alcune delle preferite dalla band sono Lion’s Roar, Hard Hitting o Wishmaker, quelle sono canzoni che rimarranno sicuramente nelle nostre scalette live anche dopo la pubblicazione di nuovo materiale.

Di cosa parlano le canzoni di “Unbounded”?

La risposta breve è che parla delle nostre vite. Siamo in due a scrivere i testi (Roger Steelnöx ed Elia Buzzetti) e entrambi abbiamo fatto la scelta di tenere come riferimento esperienze vissute, non è sempre così che abbiamo scritto i testi, ma abbiamo deciso che in quelle canzoni stanno meglio testi del genere piuttosto che qualcosa di narrativo alla Johnny Cash. Siamo influenzati dallo stile menefreghista americano, in particolare quando tocchiamo argomenti come il sesso e le droghe. Ci piace esprimerci tramite questo tipo di testo, perché scrivere cose del genere è liberatorio, e quindi a modo nostro abbiamo fatto I nostri testi “alla Motörhead”Indubbiamente esprimiamo concetti nei quali la gente si può riconoscere.

Chi sono i vostri miti musicali?

Veniamo da un background di sottogeneri molto variegato. Per riassumere Enrico ed Elia provengono dal grunge, quello incisivo e tecnico dei Soundgarden e Alice in Chains, ma anche dall’heavy metal degli anni 90, nelle sue interpretazioni più cupe e inoltre, lo stoner pesante, massiccio, o psichedelico alla Kyuss. Mentre Roger ed Alex sono cresciuti suonando hard rock anni 70 e 80, i grandi classici, gli intramontabili Kiss, Ted Nugent e altri giganti americani, e i virtuosismi dei Led Zeppelin, dei Thin Lizzy, tutti i gruppi della cosiddetta “british invasion”, la NWOBHM,l’heavy metal dei Sabbath e dei Priest. Senza mai trascurare per tutti e 4 il blues, la magia di Howlin’ Wolf, Muddy Waters e il Delta più puro, le composizioni di Willie Dixon. Potremmo continuare per ore a citare artisti e progetti che ci hanno segnato, il vero mito sta più nel voler creare qualcosa che influenzi delle persone come questi nostri miti hanno influenzato noi.

Come prende forma una vostra song?

Comincia con la libertà totale delle proposte. Che ci si suoni direttamente i pezzi in sala prove, o che si proponga l’idea tramite registrazione, ogni occasione di tirar fuori un gran pezzo è buona. Bisogna dire che con la pandemia, abbiamo chiaramente utilizzato il metodo di mandarci le bozze registrate. Anche in questo caso le proposte variano dal riff cazzuto sfruttabile alla demo a click con testo e idee di struttura precise. Molto spesso comunque ciò che decidiamo di suonare, sviluppare e tenere è scelto in maniera unanime. Quello che decidiamo di scartare è basato sul nostro orecchio. L’orecchio è sempre il giudice, e quando scrivi un riff o un pezzo, ti può suonare bene sul momento, o anche per un po’, ma quando ti confronti con un orecchio allenato quanto il tuo o più del tuo, ti rendi conto del vero potenziale di quello che hai scritto. Un esempio, quando registrammo Your Revenge, Christian Coruzzi, (uno dei 2 produttori di Unbounded) obbiettò che la prima parte di voce gli suonava dissonante, e in effetti lo era, c’era pure una nota fuori scala, ma è come se non ce ne fossimo accorti, per le nostre orecchie era sempre stato passabile, forse per abitudine. In ogni caso ringraziamo Christian per averci fatto cambiare quella parte di voce e lo salutiamo.

Per finire, salutate i nostri lettori e parlateci dei vostri progetti futuri…

Cari lettori, grazie per aver letto l’intervista, ovviamente speriamo di avervi incuriositi e che ascolterete il nostro album. Per il momento stiamo perfezionando la nostra scaletta, le idee di canzoni nuove schizzano da tutte le parti ma d’altronde questa è sempre stata la norma. I progetti futuri arrivano e spaccheranno ma per ora il nostro boss, Leandro della Ghost Records che salutiamo calorosamente, ha classificato queste informazioni top secret per il momento. Ciao bella gente, stay rock n’roll!

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