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Intervista a Alcesti

1)Benvenuti su System failure. Ci parlate del vostro percorso artistico fino a qui?

Grazie dello spazio. Siamo tre ragazzi con esperienze molto simili e molto diverse, nella musica ci uniscono soprattutto quelle diverse. Non abbiamo mai scelto un genere a tavolino, tanto meno vogliamo farlo. Ci nutriamo di quello che ci contamina e lo risputiamo sotto forma di Alcesti.

2)Ci parlate anche del vostro background musicale? Nominate anche 3 album che hanno segnato la vostra vita…

Veniamo tutti dal rock e dalle sue varie sfumature, ma abbiamo sempre ascoltato molto pop, rap ed elettronica. I tre album che più ci accomunano sono sicuramente: Il suicidio del samurai dei Verdena, 100 giorni da oggi degli Amor Fou e OK Computer dei soliti ragazzacci pluricitati.

3)Come nasce in voi la passione per la musica?

Perché nel tempo abbiamo capito che è l’unica forma che ci permette di esprimerci stando bene.

4)Abbiamo recensito il vostro “Monumenti”. Ci raccontate la genesi di questo ep?

Volevamo un suono più fresco, trasmettere leggerezza ma senza rinunciare al contenuto, abbiamo pensato che registrare pochi brani ma più curati nella produzione potesse essere un buon modo per sperimentarci.

5)Su quale traccia mi dovrei soffermare di “Monumenti” e perché?

Placenta è il brano che racchiude tutto il concept dell’ep, abbastanza immediato ma allo stesso tempo profondissimo per quanto ci riguarda. Sarebbe un piacere se tu ti soffermassi su questo ecco.

6)Ci parlate della cover di questo disco?

La cover dell’ep è uno scatto di Mattia Savio, è nata casualmente durante uno shooting promozionale. Quel busto, con la testa scavata, trovato in un magazzino, ci ha rievocato subito tutti i nomi dei nostri brani. “Placenta” in quanto donna e madre, “Monumenti” per la fissità, “Talamo” per la fetta di testa mancante, “Nostri Mostri” per l’alone di mistero.

7)Quali sono le differenze tra “Nell’esistente e nell’Onirico” (2016) e “Monumenti”?

Nell’esistente e nell’onirico è stato un disco che ci è servito per conoscerci e capire cosa potevamo fare, è un disco che chiude un percorso. Monumenti invece è la presa di coscienza di molte cose, nasce come sperimentazione di un nuovo sound e quindi può solo essere la genesi di quello che seguirà.

8)Se la vostra musica fosse una città a quale assomiglierebbe? E se fosse un quadro?

Probabilmente la nostra musica non sarebbe una città ma una provincia, una qualsiasi, che respira le urla della città ma ne resta fuori. Se fossimo un quadro ti diciamo di pancia “L’onda” di Hokusai, antico, ricco di ricerca, ma immediato e ancora freschissimo.

9)Nuovi progetti in cantiere?

Abbiamo un pezzo nuovo, appena finito di registrare, prodotto sempre da Martino Cuman. Ci gasa da morire e live potete già sentirlo. Probabilmente anche vederlo in video nei prossimi mesi caldi.

10)Quale è la vostra massima ambizione come band?

Portare la nostra musica in tutta Italia e percepire che il nostro pubblico può sentirsi consolato dalle nostre canzoni, e perché no, meno solo.

11)Con chi sognate di suonare?

Verdena, inutile pensarci troppo.

12)Per finire, un messaggio ai lettori di System failure…

Se siete arrivati a leggere l’intervista fino a qui scriveteci su Facebook o Instagram, avete vinto una canzone inedita.