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Intervista a Absynthe Effect

Siete usciti sul mercato discografico con l’Ep “Frozen Statue in the Sun”. Potete presentarlo ai nostri lettori? Cosa rappresenta la copertina?

Stefano: Si tratta di un lavoro in cui abbiamo cercato di condensare tutto quello che ci piace della musica che suoniamo: volevamo un Ep breve ma vario, perciò abbiamo scelto quattro brani che incarnassero vari aspetti della nostra musica, giocando molto sui contrasti per fare in modo che i 16 minuti non risultassero monotoni. La copertina non ha un significato preciso, ma penso che sia un’ottima rappresentazione di quello che è possibile ascoltare nell’Ep: il contrasto tra l’ambiente cupo e le forme morbide della statua rispecchia un po’ il contrasto melodico/pesante delle quattro tracce dell’Ep.

Come è nata la vostra band? Ci potete parlare del vostro background musicale?

Stefano: Io e Gavino suoniamo insieme fin dalle scuole superiori e dopo anni passati a suonare cover abbiamo sentito l’esigenza di fare qualcosa di nostro. Da lì è iniziata una serie di vicende che infine ha portato alla formazione della band. Musicalmente siamo tutti e quattro di vedute abbastanza larghe e anche se ovviamente ognuno ha le proprie preferenze cerchiamo di non focalizzare troppo i nostri ascolti su un singolo genere o gruppo.

Quale è il vostro rapporto con il grunge? Come avete elaborato il vostro sound?

Stefano: In realtà quando abbiamo fondato il gruppo non avevamo in mente uno stile preciso, l’idea era di provare a mettere insieme quello che ci piaceva e vedere cosa sarebbe venuto fuori. Il nostro sound è la conseguenza di quest’idea. La vicinanza al grunge viene probabilmente dal grande rispetto che tutti e quattro nutriamo per quel tipo di musica e per i gruppi che l’hanno portata avanti, ma in realtà credo che ascoltando i nostri pezzi sia possibile intuire che non siamo intenzionati ad essere solo un gruppo grunge.

Chi si occupa del songwriting?

Stefano: I pezzi vengono composti dall’intera band.

Come è nato invece il nome della band?

Stefano: È venuto fuori un po’ per caso. Nel periodo in cui io e Gavino parlavamo di fondare la band, io non facevo altro che pensare che il nome sarebbe dovuto essere “Absynthe”. Era una parola che avevo letto da qualche parte, non ricordo neanche dove, ma non riuscivo a togliermela dalla testa: mi piaceva il modo in cui suonava e mi piaceva vederla scritta, perciò alla fine abbiamo deciso di chiamarci così. Diversi mesi dopo abbiamo deciso di aggiungere “Effect” semplicemente perché ci suonava meglio.

Come prendono forma le vostre canzoni? Parlate del processo creativo alla base….

Stefano: Solitamente uno di noi propone un’idea, che può essere un riff, una melodia o anche una struttura più complessa e poi ci lavoriamo insieme finché non arriviamo ad avere tra le mani un brano che convinca tutti e quattro, in maniera quasi maniacale. Per quanto riguarda i testi, dipende. Qualche volta mi capita di scrivere un testo senza ancora avere una base strumentale su cui cantarlo: in questi casi lo conservo in attesa di avere un’idea musicale che si sposi bene con le parole. Nella maggior parte dei casi, però, scrivo il testo e la linea vocale alla fine del processo, quando la strumentale è pronta. “Froze” rappresenta un’eccezione: il testo e la linea vocale facevano parte dell’idea di partenza ed erano stati scritti insieme agli accordi che accompagnano la canzone.

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore?

Stefano: Personalmente credo che la varietà sia uno dei nostri punti forti. Cerchiamo di proporre un sound variegato e questo porta ad avere a disposizione canzoni che potrebbero suscitare la curiosità di ascoltatori con gusti anche molto diversi tra loro.

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

Stefano: Per quanto riguarda me, sicuramente Amanda. La sua composizione ci ha impegnati per un’estate intera (forse anche di più), perciò è un brano che collego a molti ricordi di quel periodo. Sono anche molto legato al testo, sia per ragioni affettive, sia perché lo considero uno dei più riusciti tra quelli che ho scritto.

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound? Nominate anche qualche album che per voi è un capolavoro…

Stefano: Come già detto, il nostro sound viene fuori da esperienze musicali molto variegate, perciò fare una lista di influenze sarebbe difficile e molto lungo. Se parliamo di capolavori mi viene da citare “Nevermind” dei Nirvana e “White Pony” dei Deftones, due album di due band che esercitano un’influenza enorme su tutto ciò che faccio musicalmente. Volendo restare in suolo italiano, invece, “Il Suicidio dei Samurai” dei Verdena è un album semplicemente stupendo.

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa?

Stefano: Per ora stiamo continuando a scrivere musica, come abbiamo sempre fatto. Abbiamo una marea di materiale e non vediamo l’ora di poterlo registrare e pubblicare: nei piani c’è sicuramente la pubblicazione di qualcosa di più sostanzioso rispetto a questo Ep, ma richiederà un bel po’ di tempo e lavoro, perciò non è qualcosa che vedrà la luce a breve. Ovviamente non ce ne staremo con le mani in mano, anzi: se tutto va bene, tra qualche mese dovrebbe uscire un singolo.

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori? Date anche un consiglio ad una band che sta muovendo i primi passi nel mondo della musica….

Stefano: Prima di tutto, grazie per questa intervista e grazie a chiunque, leggendola, andrà ad ascoltare il nostro Ep. L’unico consiglio che mi sento di dare è quello che cerco di fare io: non state ad aspettare che le cose piovano dal cielo. Sbattetevi, investite tempo ed energie e, soprattutto, restate motivati: prima o poi i risultati, anche piccoli, arriveranno.

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