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>>Il rifiuto della precarizzazione del lavoro

Si è conclusa domenica 8 maggio la due giorni di dibattiti organizzata dalla piazza di Nuit Debout di Parigi, Place de la République, occupata da più da un mese dai cittadini mobilitati contro la “Loi Travail et son monde”. Centinaia di persone da tutta Europa hanno partecipato alle commissioni e agli atelier per confrontarsi con i numerosi attivisti provenienti dalle esperienze di Nuit Debout in Francia.

Le discussioni principali sono ruotate attorno a quattro assi: leresistenze, intese come azioni di opposizione a misure imposte dai governi neoliberisti come la politica del debito, l’austerità, e la precarizzazione del lavoro; alternative, intese come quelle esperienze che propongono nuove forme di opposizione al sistema, come gli spazi sociali, le nuove forme di municipalismo o l’occupazione di spazi pubblici; incidenze istituzionali, ovvero le iniziative popolari, come le proposte normative, referendum e le nuove forme di partecipazione dal basso in conflitto con le istituzioni; infine, sulle modalità di comunicazione da adottare per campagne e strategie comuni, e ripensare come utilizzare media e social per creare uno spazio di condivisione e partecipazione comune.

Un lavoro di scambio molto interessante, che ha contribuito a rafforzare in noi e in tanti la consapevolezza della dimensione europea dell’attacco ai diritti. Una facile deduzione, vista la somiglianza e i richiami espliciti fra la Loi Travail e il Jobs Act italiano che l’ha preceduta, ma che si sostanzia e rafforza nel racconto degli attacchi e delle forme di resistenza sparsi sul territorio di questo vecchio continente. Più difficile è invece concepire la propria azione politica come particolare e globale, mettersi in rete, dotarsi di pratiche e discorsi condivisi.

Questa è stata la tensione della due giorni parigina, che ha visto la spinta delle realtà partecipanti a mettersi in connessione, a darsi parole d’ordine e pratiche comuni. Da più parti è emersa la necessità di impostare discorsi comuni e replicare le pratiche in Europa, tenendo insieme la doppia necessità di rispondere all’attacco localmente, ricercandone al tempo stesso le cause, le ragioni e i nemici nella politica europea e globale. Per questa generazione politica che si è ritrovata in piazza, la solidarietà internazionale passa attraverso il rifiuto della precarizzazione del lavoro, dei tagli ai servizi, delle politiche migratorie e securitarie, del debito e dell’austerity.

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