Crea sito

>>Il pensiero unico come degenerazione del capitalismo

L’espressione “pensiero unico” è da tempo di uso pubblico e sta ad indicare, in accezione negativa, l’egemonia culturale del neoliberismo come ideologia dalla fine del 1900 agli anni recenti.

Vi sono alcune caratteristiche principali del pensiero unico neoliberista.

Innanzitutto l’economia di stampo neoliberista è basata su una crescita illimitata ed è come una “scienza” che governa la società, la politica, le popolazioni, i cittadini tutti.

Servizi, istruzione, sanità e welfare sono privatizzati così determinando condizioni di sopravvivenza oltremodo difficili per le fasce più deboli delle popolazioni.

Da aggiungere che il mercato del lavoro è “flessibile” e ciò determina un più facile “sfruttamento” dei lavoratori.

Altro punto importante è che l’influenza dello stato sull’economia è molto ridotta per consentire al “privato” di aumentare i suoi guadagni.

Oltre a ciò c’è una condizione di post-democrazia in cui lobby finanziarie, banche e mercati e finanza “dettano legge” alle politiche e ai governi dei vari stati.

Il pensiero unico è questo e molto altro ancora: la sua diffusione non sembra arrestarsi nemmeno dopo l’ennesima crisi economica, anzi sembra farsi sempre più forte grazie allo sfruttamento e alla strumentalizzazione di questo clima di recessione per imporre riforme impopolari.

Quello che viene definito da molti analisti ed economisti “tardo capitalismo” sta sempre più assumendo una forma di “estremizzazione” e “degenerazione” del capitalismo: un capitalismo che tende ad annullare sempre più i diritti dei cittadini in nome delle economie, dei mercati, delle banche, della finanza. Un capitalismo che sembra una bestia feroce a cui vengono dati in pasto democrazia, libertà e diritti.