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House of Tarts – H.O.T.

Le House of Tarts sono: Laura Martelli (voce, tastiere) e Valentina Salvatori (basso, synth, drum machine). H.O.T. è il primo disco delle due. Le otto tracce che compongono l’album sono flussi di coscienza appuntati nelle molte giornate piovose in periferia. I synth e le linee di basso minimal, insieme a drum machine prese in prestito dalla dance anni ’80, fanno da tappeto a melodie vocali tra il dark e il sognante. Abbiamo ascoltato H.O.T. e quelle che seguono sono le nostre considerazioni a riguardo.

Bloodriver ci presenta sonorità new wave che si fondono con sonorità sognanti. Una canzone che sembra voler fondere Siouxie and the banshees e Grimes in un mix a dir poco singolare ed eccentrico ma soprattutto tanto innovativo. Nonostante questa elaborazione sonora alquanto complessa il sound comunque si offre semplice e non arzigogolato. Da notare il cantato di Laura Martelli, cantato magnifico e leggiadro. Le impressioni sonore new wave del primo pezzo in The yellow line si fanno dark wave grazie all’apporto del basso carismatico di Valentina Salvatori. Qui Laura diventa tanto espressiva con la sua voce.

Glimmering beauty comincia con spirali sonore dream pop alquanto fantasmagoriche. Il cantato di Laura qui si eleva ad altezze siderali. Mentre nel pezzo precedente il new wave/dark wave era piuttosto predominante qui l’anima “sperimentale” di una certa Grimes di qualche anno fa sembra prendere il sopravvento. Il refrain electro che fa da colonna portante per tutto il pezzo è davvero catchy.

Poi arriva A day as anubi con le sue sonorità “teatrali”, se così le possiamo definire, e il cantato ancora più espressivo. Una sorta di intermezzo nel disco, una vera mosca bianca. Invece, UpJohn50 inizia con sonorità sci-fi accompagnate poi da un beat abbastanza trip hop. La maschera vocale espressiva di Laura Martelli focalizza tanta attenzione dell’ascoltatore. Ti rapisce letteralmente con i suoi “giochi vocali”. Una certa impressione malinconica arriva verso la fine del pezzo. Non mancano alcune sonorità noise.

Dopo The haze man, una canzone alquanto enigmatica e noir, arriva il capolavoro del disco, ossia Lullaby. E’ qui che le House of Tarts diventano particolarmente intriganti ed interessanti con un arpeggiatore che si stampa nella nostra memoria come nella nostra mente. A questo arpeggiatore portante si accompagnano altre sonorità electro che dimostrano la ricercatezza sonora delle House of Tarts, impressioni electro alquanto elaborate e a tratti anche roboanti. Il disco termina con la melanconica Felony, anche qui con un beat alquanto trip hop.

Nel complesso H.O.T. è un disco scorrevole che va ascoltato più volte per cogliere le innumerevoli sfumature che presenta. Tanti sono i generi musicali toccati dalle House of Tarts come avete potuto leggere. Costoro ci presentano un sound complessivo tanto ricco e stimolante, un sound anche tanto elegante e raffinato. Dietro le canzoni di questo duo c’è sicuramente un lavoro instancabile e maniacale e nel dire questo pensiamo soprattutto a Lullaby, una canzone che ci ha letteralmente “fulminato”. Forse, le House of Tarts devono ancora capire la direzione finale da prendere, ma questo di certo non risulta come un difetto: infatti è tanto gradevole ascoltarle in varie vesti musicali che per loro non sono mai ingombranti. Anzi, il mondo sonoro delle House of Tarts risulta oltremodo meraviglioso per i suoi colori perennemente cangianti, un dedalo sonoro nel quale perdersi è quantomeno inebriante…