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Hertzen – Ananke

Fuori dal 14 luglio “Ananke”, il nuovo album degli Hertzen. Come già detto nella recensione al singolo “Save me”, opener del disco, questa band ricalca sonorità che ci fanno pensare ad artisti come Hana, Night Club o Computer Magic. “Save me” è il “pezzo da 90” del disco, ammaliante, tanto dark con questi synth o arpeggiatori robotici, pads ariosi e la voce di May Rei che catalizza tanta attenzione da parte dell’ascoltatore. Stesso impianto electro anche per la successiva “Ride”: il sound degli Hertzen è tanto riconoscibile e mi fa pensare anche ai belgi Psy’Aviah, quelli dei primi album: questo per dire che la musica di Hertzen è un electro pop/electro industrial/synth pop/synth wave tanto figo, tanto attrattivo con un songwriting eccellente e una scelta di colori sonori tanto tenebrosi e a tratti rockeggianti. Tutte queste parole sono scaturite dall’ascolto di “Ride” e di altro….

“No time” ha un beat tosto davvero, semplice, essenziale ma tanto pulsante: incita a ballare tra l’altro. Una sorta di trip hop che si fonde con l’electro pop di band come Depeche Mode. Perché metto in mezzo anche il trip hop? Perché Hertzen, tra l’altro, offrono questi momenti tanto viaggianti, mentali. I refrain sono tanto curati, i pattern sfumano uno nell’altro che è una meraviglia. Il leitmotiv principale di “No time” costituisce l’ossatura del pezzo e contribuisce a scatenare tanto appeal. Si perché gli Hertzen sono dei veri e propri maestri dell’appeal.

“Fools for love” dopo il breve intro nidificato e viaggiante propone questa cassa dritta e basso di contorno, architrave ritmico superbo per innalzare la “dea” May Rei che ci ammalia con il suo canto. Stupendo il chorus, tanto ampie queste impressioni sonore atmosferiche. Stupefacente il bridge con questo synth che è roboante e catchy allo stesso tempo.

“Daring girl” è tanto evocativa, ci eleva l’anima. Qui possiamo apprezzare in pieno la vocalità della lead vocalist. Labirintico a tratti il songwriting. “Free” sembra una sorta di approfondimento della canzone precedente, una “variant”. Molto belli i “guizzi sonori” che troviamo in questa canzone…qui il cantato sembra cedere ai tappeti sonori: a volte è d’obbligo una scelta stilistica del genere per meglio far apprezzare sottofondi sonori tanto ambient…. Come non dirlo, gli Hertzen nonostante le loro sonorità tanto dark sanno essere tanto dreamy e “Free” è dimostrazione di questo soprattutto. “Younder and yore” comincia con la ritmica electro e questi spoken che si accompagnano con vocalizzi. Anche qui la scelta di far “arretrare” il cantato. Secondo noi ancora una volta tanto indovinata. Qui come altrove pensiamo ancora ai Depeche Mode.

E arriviamo nell’heaven degli Hertzen. Qui il beat sembra preso da una canzone downtempo: è una band che non ci fa mancare niente insomma, una band di spirito internazionale che non faticherà a trovare tanti adepti soprattutto tra coloro che adorano passare ore ad ascoltare musica electro. Come non sottolineare il fatto che gli Hertzen riescono a mescolare suoni dark e bagliori sonori in un modo davvero sorprendente. A tratti mi fanno pensare ai Marva von Theo dalla Grecia, band che su system failure apprezziamo tanto. Pure il beat di “Lost” sembra downtempo. Tanto criptico il suo esordio e oltre con altri spoken. Altre due canzoni “gemelle”.

Poi arriva “Lullaby” e sembra un qualcosa della Grimes “primordiale”, quella tanto sperimentale degli inizi che ci faceva palpitare il cuore con il suo viso bambinesco in mezzo a tanti cavi e macchinette. Ebbene “Lullaby” con le sue sonorità ci fa pensare proprio a questo: ad un qualcosa di “tenero” reso in musica…Il finale di canzone sci-fi poi è troppo….Più che un vero pezzo è una sorta di “Outro” questa canzone….Il pezzo che chiude il tutto è “Holy Mary” che spicca per il suo beat abbastanza marziale. Una canzone che trasmette sicuramente malinconia. Pian piano la canzone si distende in modo formidabile.  Qui come altrove notiamo la complessità del songwriting degli Hertzen come pure notiamo l’affinità con Depeche Mode et similia.

Hertzen li dovete amare…anzi di più….accendete lo stereo come gli eroinomani accendono la roba sul cucchiaio e per favore sparateveli in vena e dopo collassate e fate viaggiare il cervello….Hertzen ci permettono di entrare in wormhole sonori pazzeschi o ancora ci fanno entrare in club notturni noir dove possiamo ballare e scatenarci e dove possiamo trovare la nostra tanto ambita dark girl o un tipo tenebroso per il quale perdere la testa. Non vogliamo essere “salvati”, non vogliamo “atrofizzare” nell’odierna società mass mediatica e tecnologica: vogliamo “morire” dark / synth wave nelle nostre mensturbazioni da anni 80′ magari in un locale alla “San Junipero” di Netflix. Hertzen fa trasalire e quindi non è strambo che escono parole come quelle appena pronunciate. Io già sono “steso” con gli altri ragazzi dello zoo di Berlino(quelli della serie odierna di Amazon Prime Video) e invece di David Bowie ascoltiamo gli Hertzen

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