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Fixes – Everything’s Not Lost

“September” è l’opener del disco presente anche su Youtube con un video. Fraseggi di chitarra tanto melodici e refrain allettanti contraddistinguono questa canzone. Questi ultimi insieme ai versi ripetuti catalizzano l’attenzione dell’ascoltatore. Il sound trasmette un quid tanto ovattato, vellutato. “Future never lies” si basa su una ritmica semplice ed ha come asse portante un refrain tanto accattivante. Indovinate le variazioni al tema portante. Sembra un sussurro il bridge verso metà pezzo. Stupendo il climax finale. Come non pensare a band britpop come Coldplay ascoltando i Fixes.

“Lost” parte con chitarra e basso paralleli che ci portano verso orizzonti lontani. Come non notare il carisma del cantato del lead vocalist Andrea Allocca che ci carezza il cuore con la sua voce. Qui come altrove altri refrain ammalianti ci conquistano.

“Highlands” si presenta con un afflato più indie/folk rock, una canzone on the road per coloro che hanno bisogno di viaggiare con anima e corpo. Si continua con “The sound of a broken heart” che sembra essere complementare alla precedente. Il viaggio on the road continua con striature di melanconia che attraversano i nostri pensieri…A tratti viene da pensare alla colonna sonora di “Into the wild” di Eddie Vedder per l’ispirazione viaggiante. Belli i guizzi sonori di uscita pezzo…

“Thank you” fa trasalire e fa pensare agli Oasis di qualche decennio fa. Come le altre è congegnata davvero bene e ci trasporta con le sue melodie e le sue armonie. Anche se forse ha qualcosa in più questa canzone, una delle migliori del disco a nostro parere.

Arpeggio iniziale per “Faith”. Poi la canzone entra nel vivo avendo sempre come asse portante lo stesso refrain. Bello lo stacco con sola voce e chitarra. Come non notare il fatto che i vari pattern sonori si susseguono e si mischiano a meraviglia. Apprezzabile il climax verso la fine del pezzo.

“Time flies” presenta un’atmosfera sonora tanto sognante e riflessiva, toccante a tratti, tanto emozionante. Un’altra perla del disco.

“Don’t give up” si spinge fino a sfiorare una sorta di synth pop. Il tutto sempre messo a punto per ammaliare l’ascoltatore e portarlo nell’universo sonoro Fixes, un universo per cuori palpitanti…“Don’t give up” è la migliore del disco a nostro giudizio: se la band vuole spaccare di brutto non deve fare altro che comporre altre canzoni come questa…

Con “Sorry” ci avviamo verso la fine del disco. Piano iniziale morbido e ritmica sostenuta ci vengono catapultati addosso. Poi la canzone si apre e ci abbraccia al solito con le sue impressioni sonore soffuse. “Give me your eyes” termina il tutto con una chitarra preziosa e versi sussurrati in esordio. Poi la canzone ripropone il sound indie rock on the road già ascoltato in precedenza. Inserti electro impreziosiscono il tutto. Qui alcuni passaggi lacerano letteralmente il nostro petto: difficili da sostenere per la loro intensità.

Molto buoni esecuzione ed arrangiamenti. Di buon livello anche mastering e mixing. Songwriting ben costruito per un prodotto musicale che può ambire senza dubbio anche ad un pubblico internazionale. Sound abbastanza scarno ma incantevole come un bagliore all’alba. Forse un po’ di elettronica in più non guasterebbe in questa band.

Chi ha tanto voglia di emozionarsi con onde sonore pop rock non ha da fare altro che ascoltare i Fixes, una band dal sound sofisticato, elegante, tanto sognante ed allusivo.

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