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>>Emozioni e storytelling

“Oggi nessuna storia, nessun racconto – che sia pubblicitario o politico, giornalistico, televisivo o altro – può accedere a un pubblico di massa, può diventare virale in rete e portare attenzione, fama e soldi a chi lo ha prodotto, se non ha la capacità di suscitare emozioni nei lettori e nelle lettrici, negli spettatori e nelle spettatrici, negli ascoltatori e nelle ascoltatrici. È ciò che emerge dalla migliore ricerca internazionale sullo storytelling (Harvard Business School e MIT, tanto per fare due nomi) ed è ciò che ho sintetizzato in meno di quindici minuti durante l’incontro, organizzato dalla community dei Wwworkers assieme all’Intergruppo Parlamentare sulla Sussidiarietà, che si è tenuto presso la Sala Aldo Moro della Camera dei Deputati il 7 maggio scorso, sul tema“Artigiani Digitali. Wwworkers Camp 2015””.

Giovanna Cosenza, esperta di comunicazione, fa notare che il sensazionalismo e la ricerca della viralità in rete come sugli altri media sono essenziali. Un buon racconto, una buona storia, una storia che attira le persone: tutto questo è oltremodo importante per fare comunicazione.

Giovanna Cosenza insegna semeiotica e narratologia e riguardo quest’ultima ci dice che ogni buona storia deve suscitare emozioni tramite tecniche e strategie di comunicazione.

Lo storytelling secondo Cosenza svolge oggi nella comunicazione d’impresa un ruolo essenziale, dalle realtà più piccole ai brand internazionali, in un andirivieni continuo fra uso dei mezzi di comunicazione tradizionale, siti web aziendali e social media.

Per Cosenza bisogna individuare delle emozioni universali e sfruttarle per la comunicazione. Come suscitarle? Questo il compito dello storytelling. Nel racconto, nel costruire una narrazione bisogna immedesimarsi nello spettatore, nel fruitore e bisogna prevedere come quest’ultimo potrà reagire a tale storia raccontata. Le storie sono stimolanti, dalle storie scaturiscono emozioni…

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