Dust in mind – “From ashes to flames”

Già conosciamo molto bene i Dust in mind, formazione gothic metal/alternative metal francese della label tedesca DarkTunes: li abbiamo ospitati già tante volte per loro diversi video e per il loro album “Oblivion”. Ora costoro ci offrono il loro nuovo album dal titolo “From ashes to flames”. System failure lo ha ascoltato e quelle che seguono sono le nostre considerazioni a riguardo.

Ripetere “Oblivion” non è molto facile, un album capolavoro secondo noi, per i Dust in mind che sono una realtà affermata che già sta calcando tanti palchi. Vediamo cosa hanno combinato con il nuovo disco. Le sonorità sono quelle abituali della band tra Lacuna Coil e Korn. La melodia del cantato di Jennifer Gervais spesso si accompagna o oppone a riff potenti o ad atmosfere sonore alquanto gothic, la ricetta è sempre la stessa.

“This is the end” e “Open your eyes” spiccano nella serie, sicuramente i migliori pezzi dell’album dove ritroviamo il talento e il valore della band ascoltati in “Oblivion”. Jennifer Gervais ci meraviglia con il suo cantato potente, ammaliante, carismatico su tappeti sonori tanto gotici. Damien Dausch accompagna la lead vocalist nel cantato come succede in varie canzoni della band. Il ritornello della canzone è davvero tanto catchy. Per “Open your eyes” si possono usare parole simili.

Belli i ritmi di tribali dell’opener e title-track “From ashes to flames”. Di sicuro un’altra perla di questo album. Qui, Damien Dausch si esibisce, come talvolta succede nelle canzoni della band, in un cavernoso growl accompagnando il cantato tanto melodico della lead vocalist. I riff generano sempre tanto groove quando arrivano e creano una coltre tanto spessa. Tanto malinconica e toccante “Another dimension”. Solo questi pezzi citati bastano per renderci conto del fatto che i Dust in mind di sicuro non deludono le aspettative di tanti fans che li amano con il loro sound tanto definito e maturo, ma soprattutto tanto solido. Ottima la produzione sonora nel complesso del disco e il songwriting. Tanto appeal nelle canzoni di questa band.

“Day 0” inizia con un tappeto sonoro tanto dark, da synthpop e che fa pensare alla Free Dominguez di “Indigo Blue”. Tanto evocativo ed incantevole, un intermezzo per portare la nostra mente in un altrove ignoto e tanto misterioso. Tanto melanconica anche “My quest for recognition”. La successiva “A new world” comincia con il solo cantato tanto successivo della lead vocalist. La canzone poi si apre e mostra tutta la sua potenza sonora con un climax finale notevole. Tra le migliori dell’album anche quest’ultima.

“I’ll never forget” ci porta degli inserti electro alla Amaranthe e l’ingresso al cantato del solito growl di Damien seguito poi dalla lead vocalist. Qui ci sono anche riff davvero pesanti, sbalorditivi. Quando vogliono i Dust in mind sanno essere tanto esplosivi. Nel dire queste parole pensiamo anche alla seguente “Siana” che esordisce con un muro sonoro impressionante o a “The point of no return” che, dopo l’arpeggio iniziale, si apre con un’esplosione sonora degna di questo nome…“Grandma” chiude il tutto con sonorità ancora tanto evocative.

Dust in mind ci porta un album robusto ma anche tanto melodico come è nel loro stile. Costoro conquisteranno sempre più fans perché il loro sound è straordinariamente ammaliante e ottimamente congegnato. Sono come un fiore maledetto al quale è davvero difficile resistere…

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