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>>Democrazia e tecnopolitica nello spazio europeo

Agora99 si è chiuso aprendo nuovi percorsi di riflessione comune e nuovi campi di lavoro politico, di relazione e di mobilitazione nell’Europa in crisi. Come nodo ospitante crediamo che questo meeting abbia segnato un passaggio importante.

Sia rispetto alla consistenza e varietà della partecipazione italiana e transnazionale, che alla qualità del discorso politico, delle proposte progettuali e di lotta. Nella sola giornata dei workshop, oltre 500 persone hanno attraversato i nostri spazi occupati e autogestiti, dando vita a 18 discussioni tematiche, senza contare tutti coloro che le hanno seguite in streaming.

L’imposizione dell’austerità, l’affermazione dei governi dei tecnici e delle larghe intese, la distruzione delle prerogative democratiche sotto la pressione dei mercati definiscono un contesto politico e sociale in cui risulta difficile parlare di Europa. La risposta più semplice all’Europa delle banche e della finanza, infatti, è quella dei populismi (sia di destra che di sinistra), dei nazionalismi e dell’euroscetticismo, che si stanno diffondendo ovunque intorno alla retorica del ritorno allo Stato nazione. Per chi, come noi, non si è mai riconosciuto in nessuno Stato e non ha alcuna nostalgia per la sovranità nazionale perduta, la sfida è immaginare lo spazio europeo come strategico per il conflitto, come lo spazio minimo in cui, e attraverso cui, è possibile produrre nuove forme di democrazia (definibili come reale, diretta, radicale, rivoluzionaria). Anche a partire da Agora99, siamo convinti che questa esigenza attraversi trasversalmente i movimenti europei.

La tematica democratica ha costituito la cornice discorsiva comune del meeting. Chiaramente, non ci riferiamo alla “democrazia” dei parlamenti, dei partiti e della rappresentanza, ma a quella prodotta dagli scioperi, dai conflitti, dalle assemblee e dai tumulti che stanno disegnando una nuova geografia dello spazio europeo. Non era scontato che ci fosse un così alto livello di condivisione della necessità di aprire un processo costituente di carattere europeo. A legare, cioè, le spinte destituenti a quelle di immaginazione e sperimentazione di alternative politiche e sociali. Un processo che può nascere solo dal basso e che solo i movimenti possono agire, scardinando la contrapposzione tra Nord e Sud, Est e Ovest, senza che tutte le differenze siano risolte in una posizione chiusa e definita. È proprio la ricchezza e la complessità di prospettive ed esperienze a dimostrare che si tratta di esigenze comuni.

Altra questione che ha attraversato trasversalmente Agora99 è quella della “tecnopolitica”. Con questo termine non ci riferiamo soltanto all’utilizzo di nuove piattaforme digitali da parte dei movimenti. Indichiamo invece un nuovo possibile spazio-tempo organizzativo, ricompositivo e strategico, in cui corpi e macchine definiscono un agire sinergico. Questo può rafforzare l’azione dal basso e la decentralizzazione dei dispositivi di produzione di discorsi e informazione. Ovviamente, tecnopolitica non significa attesa messianica della democrazia virtuale. Al contrario, intravediamo nella rete un’ambivalenza simile a quella della fabbrica fordista: luogo privilegiato di controllo e sfruttamento ma allo stesso tempo di possibile organizzazione rivoluzionaria. Un terreno che va quindi approfondito, ma soprattutto praticato insieme a livello transnazionale. Anche perché la rete permette di infrangere le distanze fisiche che ci separano e le frontiere economiche e politiche che vorrebbero dividerci.

Particolarmente importanti da sottolineare sono alcune questioni e parole chiave che hanno caratterizzato il meeting, nei tanti momenti di discussione. La distruzione del welfare state e dei servizi pubblici a livello nazionale (dalla salute alla formazione) e le differenti forme di resistenza e costruzione di alternative. Il tema della precarietà e dello sfruttamento, ma anche dell’autogestione della produzione e dell’autorganizzazione del lavoro. La questione delle frontiere tra gli Stati nazionali e quelle europee, le lotte di migranti e rifugiati. La centralità della dimensione urbana nel conflitto contro la rendita e il capitalismo finanziario. Dibattiti ricchi, soprattutto della novità della partecipazione dei soggetti direttamente coinvolti: migranti, operai della fabbriche occupate, precari dei “precarity offices”, medici, utenti e operatori della sanità, studenti delle università privatizzate, occupanti di case e inquilini resistenti.

Agora99 e le rotte possibili
Proviamo a spendere alcune parole sugli elementi che caratterizzano Agora99. Dopo l’importante primo incontro di Madrid, ci sembra sia stato fatto un ulteriore passo avanti nella messa a punto di uno spazio europeo comune, attraversabile da molti ma non appropriabile da nessuno. Uno spazio in cui le tensioni tra i “gruppi” possono essere disinnescate e attraverso cui è possibile costruire una relazione virtuosa tra soggettività organizzate, movimenti e reti sociali. Pensiamo che la costruzione del meeting sia stata un interessante esperimento di “azione multilivello” sul piano metropolitano e transnazionale, che ha permesso di rafforzare reciprocamente le differenti dimensioni spaziali dei confltti.

Non abbiamo mai interpretato Agora99 come un evento, ma come un processo aperto che è solo all’inizio. Crediamo sia essenziale portare avanti un dibattito trasnazionale intorno al tema della tavola rotonda di apertura: “Europa: quale spazio per lotte comuni?”. Siamo convinti che il discorso e le pratiche tecnopolitiche vadano esplorate e praticate in comune. Soprattutto, ci sembra decisivo iniziare a lavorare da subito alle tante ipotesi di reti, campagne, incontri tematici, strumenti e mobilitazioni emerse nei diversi workshop. La ricchezza di Agora99 sta nella sua capacità di non centralizzare le decisioni: sta a tutti quanti noi, quindi, dare forza e consistenza a ciò di cui abbiamo discusso.

In particolare, a livello di mobilitazioni, ci sembra importante la prospettiva di un maggio di lotte comuni. A partire da un primo maggio che metta al centro la lotta contro la precarietà, fino alla settimana di azioni e iniziative dislocate intorno al 15 maggio, capaci di intervenire conflittualmente nel dibattito della campagna elettorale europea, tentando di rompere la tragica dialettica tra «europeismo tecnocratico» e «antieuropeismo populista». La Blockupy European Action Conference, che si terrà dal 22 al 24 novembre prossimi a Francoforte, sarà un’occasione preziosa per continuare a lavorare in questa direzione.

Per ultimo, una riflessione sul futuro di Agora99. Come abbiamo già detto, Agora99 può continuare ad essere uno spazio di lavoro transnazionale dove i saperi e le capacità delle diverse soggettività funzionino da stimolo e non da ostacolo per gli altri, dove la prospettiva comune possa servire a dare forza alle lotte locali, a trasformarle e connetterle. Rispetto a questo, crediamo importante aprire da subito un ragionamento sulla continuità dello spazio stesso del meeting. Una discussione senza risposte predefinite, da affrontare insieme sul piano europeo in funzione delle esigenze tattiche e strategiche della lotta contro l’austerità, contro l’Europa delle banche e dei mercati finanziari. In questo senso, sarà importante capire insieme come la prossima Agora99 possa coinvolgere ancora di più il bacino del Mediterraneo e in maniera sempre maggiore i paesi dell’est Europa.

In ogni caso, sappiamo che Agora99 è un passaggio, un tassello, per la costruzione di un linguaggio comune e di una modalità di azione comune, necessario ma non sufficiente per la definizione di lotte comuni a livello europeo.

Nodo ospitante Agora99_Roma

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