Crea sito

Damasco – “Damasco”

Alessandro Sechi “Dubba”(voce), Stefano Porceddu(basso), Enrico Campolongo(chitarra), Maurizio Congia(chitarra), Enrico Boi(batteria) sono i Damasco, band alternative rock all’italiana proveniente da San Gavino Monreale (Sardegna). Qui parliamo del loro disco omonimo. System failure lo ha ascoltato e quelle che seguono sono le nostre considerazioni a riguardo.

I Damasco si rifanno in modo evidente all’alternative rock di band come Verdena, Afterhours e Marlene Kuntz. Il sound tumultuoso racchiude elementi alternative rock, grunge e noise. Facile accostarli anche a band come Sonic Youth, Soundgarden e Nirvana per alcuni passaggi sonori delle loro canzoni. In queste troviamo riff di chitarra taglienti, riff carichi di distorsione. Il cantato di Alessandro Sechi è uno dei punti di forza di questa formazione: carismatico, ben impostato, potente, insomma da urlo.

Stacchi, refrain, variazioni di ritmo, tutto sembra funzionare in modo perfetto in questa band che sembra essere stata concepita per far scatenare le folle. Non mancano passaggi melodici con arpeggi di chitarra e refrain dolci e dorati nelle loro canzoni che li avvicinano di più ad un pop rock. Da segnalare “Vorrai” dove l’alternative rock assume connotati meno scatenati e furiosi offrendo più profondità sonora. In “Luci e Ferro” si passa ad cantautorato rock davvero poetico e romantico e qui il lead vocalist dimostra tanto spessore artistico e qualità con il suo cantato deciso e potente. “Ghiaia” risulta tanto melodica con chitarre dal suono quasi “acido”. Forse è “Ghiaia” il pezzo che più sorprende di tutti per il suo essere tanto cinematografica, da colonna sonora davvero. Non starebbe affatto male sotto un film del tipo “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”(1996). Che distorsioni notevoli e noise offre “Ghiaia” verso metà pezzo. Invece “Monicelli” è una cavalcata sonora colma di impeto, il pezzo migliore del disco senza dubbio con i suoi refrain oltremodo azzeccati.

Insomma, questo primo album dei Damasco è un piccolo capolavoro di alternative rock all’italiana. Refrain oltremodo riusciti, cantato superbo ed imperioso del vocalist e tratti melodici messi al posto giusto, tutto questo fa di questo disco una perla da ascoltare tante e tante volte con lo scopo di innamorarsi perdutamente di questa band che sa come far scatenare una folla dallo spirito rockeggiante.