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>>“Credenze pagane” per la tribù del “villaggio globale”

“L’imperativo della crescita” ormai è nel modo di pensare e sentire di tutti.

La crescita è diventata una “forma mentis”, qualcosa di estremamente radicato in tutti noi, qualcosa a cui non possiamo rinunciare.

La “crescita zero” o addirittura la “decrescita” nell’immaginario comune hanno preso ormai la sembianza di mostri orribili, terrificanti, parole “che fanno paura solo ad essere nominate”.

Ebbene è meglio che cominciamo ad abituarci a queste due parole perchè faranno parte del nostro futuro in un modo o nell’altro come già fanno parte del nostro presente.

La crescita economica all’infinito è assurda, impossibile e non realizzabile: le risorse non sono infinite e anche la crescita demografica non può “crescere all’infinito”.

Il “mito della crescita” come tanti altri miti è fondante di una comunità, di un popolo, di una nazione: il “mito della crescita infinita” poi rappresenta quel “limite” a cui tende la società neoliberista, limite irraggiungibile e irrealizzabile.

Nel mondo della tecnologia e dell’innovazione, nella società dell’immagine, in un mondo neoliberista e globalizzato dove la religione ha perso l’importanza di un tempo e il dio o gli dei di una volta sono stati sostituiti dal “dio denaro”, dal “dio merce” e da tantissimi altri “idoli” o “supereroi” del nostro tempo, tutti inseguiamo realtà “fugaci”, verità molteplici che si sostituiscono ad altre verità continuamente.

Siamo in balia di un mare “multimediatico”, un mare di informazioni che ci sommerge.

In tutto ciò il mito della crescita rappresenta uno dei valori fondanti della nostra società, uno dei tantissimi pilastri che abbiamo eretto nei decenni passati e su cui poggiamo la nostra esistenza.

Abbiamo tanti miti e leggende a cui credere, “credenze pagane” per la tribù del “villaggio globale”.