Babalot torna live per Sei tutto l’indie di cui ho bisogno

Sei tutto l’indie di cui ho bisogno è lieta di riportare sul palco una leggenda dell’indie italiano: babalot. Simbolo del cantautorato lo-fi e dell’autoproduzione il progetto Babalot ruota attorno alla persona di Sebastiano Pupillo, cresciuto al di fuori della ricerca sfrenata della visibilità che caratterizza l’ultima scena indie. Con un computer, due chitarre, un basso preso in prestito e poco altro Babalot suona solo quando ha tempo o voglia, accompagnato dai suoi fedeli compagni di viaggio.
Babalot torna all’Enigma Social Club, nel cuore del quartiere San Lorenzo a Roma, dopo quasi 2 anni dall’ultimo live completo e a più di 4 anni dall’album “Dormi o Mordi” uscito per la mitica Aiuola Dischi, per eseguire vecchi capolavori e pezzi inediti.
Un evento consigliato ai grandi appassionati della musica indipendente di qualche anno fa ma anche ai più giovani per comprendere il significato più puro ed essenziale di musica “indie”.

Babalot 

“Le biografie dei gruppi fanno tutte abbastanza schifo. Babalot si scrive con la b minuscola e si declina al singolare anche se è un’entità plurale. Sebastiano e Francesco si conoscono casualmente a Roma, uno siciliano e l’altro romano, nel 1998 e scrivono (infatti) un pezzo che si intitola Schifo. Nel frattempo Sebastiano aveva conosciuto Devor, romano ma anche un po’ americano, che suonava con Lawrence, romano ma un po’ americano, e prima ancora Ezra, romano e soprattutto matto come un cavallo. E tutti insieme suonano con un po’ di gente, tipo Tiziano che tutti chiamano Toniutti (che è il cognome), Petitta detto il Sindaco (che non è il cognome), Antonello Venditti detto Zio Nello, Marco Catani che intanto fondava i Carpacho, e via così tra file di garage di periferia adibiti a sale prove, torri gemelle che crollano, lire che diventano euro, ascoltando un misto di Afterhours, Subsonica e indie-alternative-rock brit-americano e ficcandoci dentro CCCP, Battiato e gli anni ’70, che non guastano mai.

Nel 2003 Aiuola pubblica un loro disco che pare che doveva fare chissà cosa, ma dentro ci vuole solo canzoni di Sebastiano. Francesco ci rimane male ma anche sticazzi. Sebastiano si trasferisce a Milano e due anni dopo Aiuola pubblica un altro suo disco, e anche qui sembra che debba fare la rivoluzione intanto che uscivano Bugo, TARM, Zen Circus ecc. che firmano tutti per etichette grosse o fondano loro stessi etichette grosse. Per tutta risposta Aiuola si disintegra, Sebastiano torna a Roma e da lì in poi, pur cambiando spesso formazione, babalot torna a essere una cosa collettiva di tanta gente, che ogni tanto fa uscire un disco, spesso poco utile a capire cosa succede realmente in sala prove. Fa qualche concertino in giro per locali e centri sociali scambiandosi palchi e cavetti e sigarette con ragazzi che da lì a poco avrebbero portato quello strano miscuglio di cantautorato pop-rock in giro per palchi ben più grandi e prestigiosi. Dal 2011 babalot scrive, suona e produce in comproprietà con i Pootsie, il progetto folk-progressive di Francesco, Devor e Lollo, che sostanzialmente rapiscono Sebastiano e ogni tanto lo fanno vedere in giro facendo credere che sia ancora libero di dire e fare quello che vuole. Altri nomi che sarebbero dovuti comparire in questa bio ma non c’è stato modo di spiegare perché sono quelli di Tom, Domenico e Isidoro. Voi sapete perché”.

Sei tutto l’indie di cui ho bisogno

Fondata nel 2013 da Giuseppe Piccoli e Gian Marco Perrotta, coinquilini per caso nella periferia di Roma, Sei tutto l’indie di cui ho bisogno è la community di riferimento per la musica indipendente e alternativa italiana. Al momento conta quasi 53.000 fan su Facebook e 38.000 follower su Instagram e numerose collaborazioni con artisti, festival, live club, etichette discografiche, radio, illustratori, network musicali e brand commerciali. Un sguardo curioso alla ricerca della miglior musica presente e futura. Perché l’indie non è un genere, ma un approccio!