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>>Arsenic Unbirthday parla di Ravens And Writing Desks

Arsenic Unbirthday è una post dark alternative poisonous rock band formata da Marya R3d Mallow(voce), Nick Farlight(chitarre, keys, samples, whales), Emmanu3l(basso, voce) e Al3x d. Ward(batteria). Il loro ultimo disco si chiama Ravens And Writing Desks e si presenta come musica alquanto dark, musica profondamente tenebrosa ed ammaliante. La band presenta anche influenze alternative rock. Li abbiamo intervistati per System failure.

1)Benvenuti su System Failure. Parlateci del vostro background musicale…

Grazie a voi per averci invitato. Veniamo tutti quanti da molteplici esperienze e progetti. Spesso originali ma senza disdegnare il formativo percorso cover band. Ognuno di noi, nel tempo, ha avuto modo di studiare e cimentarsi con molti modelli e generi musicali differenti. Dal progressive rock al pop. Dal musical in teatro sino al southern rock. Dal funk al metal e da quello alle colonne sonore e all’elettronica. Possiamo dire di aver sempre seguito solo la necessità espressiva, privi di schemi composti e, più di tutto, di limiti. Questo ha certamente creato uno strano miscuglio e orizzonti decisamente molto più ampi di quanto si possa mostrare in un Ep. Proveremo a darne un’idea più precisa sul nostro prossimo CD.

2)E i vostri modelli?

Più che modelli direi che abbiamo la fortuna di riuscire ancora a sorprenderci, di rimaner quantomeno colpiti e incuriositi dalle storie e dalle variegate esperienze altrui oltre che dalle nostre. I nostri modelli musicali, se questo intendevi, più nello specifico, corrispondono alla varietà dei nostri ascolti e delle esperienze sonore di cui parlavamo poco sopra. Posso dire con certezza che amiamo tutti Steven Wilson, sia il lavoro da solista che con i Porcupine Tree, i Radiohead, i Depeche mode. Ma anche gli Iron Maiden e la Dave Matthews Band. Fabrizio De Andrè e i Cure. I Beatles, i Pink Floyd, I King Crimson e i Genesis. I Led Zeppelin e Tori Amos. Sono davvero tanti i nomi e le immagini, le sensazioni che ogni artista richiama. Ma non mi fermerei alla musica; ci sono le parole scritte e le immagini. I viaggi. I luoghi. La gente. Qualunque cosa, in taluni momenti, acquisisce una voce che si stacca dal coro, ha una storia da raccontare, e in qualche modo noi speriamo di esser abbastanza ricettivi per coglierla.

3)Come è nata in voi la passione per la musica?

Quasi per caso, come spesso accade. Delle volte è semplice curiosità, altre uno strumento regalato senza richiesta alcuna. Un tentativo d’imitazione. Un’attività extra scolastica. Un vecchio vinile degli anni ‘’70 che gira polvere sul giradischi di casa. La strana copertina di un disco inglese che tieni spesso in mano.
Quello che sappiamo per certo è che è qualcosa che esiste da prima che tu ne venga in contatto. Che fa comunque parte di te, da sempre. La musica è una lingua, una chiave espressiva. Quando capisci quant’è radicata a fondo dentro di te diventa impossibile farne a meno, non utilizzarla. È una necessità fisica.

4)Come si è formata la band? Avete suonato anche in altre band?

La band è nata tanti anni fa, quando Nick ( Farlight, chitarra) ha conosciuto Marya (Redmallow, voce ). Da allora sono state colmate molte distanze e sono stati percorsi un bel po’ di chilometri. La formazione iniziale prevedeva al basso e alla batteria due persone differenti. Musicisti incredibili e prima di tutto cari amici. Nel tempo le strade hanno seguito percorsi differenti. Come spesso accade. Son stati gli unici cambi di formazione che questa band ha dovuto affrontare. Emmanuel (Basso) è con noi praticamente da sempre, è l’anima Funk della band, è lui che non permette alla pulsazione di scender sotto di troppi bpm. Alex (D.Ward, batteria ) è con noi da meno tempo, ed è entrato in un gruppo già strutturato e coeso. Questo non gli ha impedito d’adattarsi alla perfezione e portare un contributo creativo essenziale. Ci siamo trovati da subito. Anche per questo, i pezzi dell’Ep, hanno attualmente un’anima differente. Abbiamo tutti suonato, e alcuni di noi continuano a farlo, in altre band. Crediamo sia stimolante. Giusto per tornare ai discorsi affrontati poco fa.

5)Da dove traete ispirazione per la vostra musica? E i vostri testi come nascono?

Come detto poco sopra, i modelli e le ispirazioni sono molteplici. I testi restano comunque estremamente legati alle sensazioni di chi li scrive, nel nostro caso Marya. Forse richiedono un ascolto non propriamente superficiale. Non siamo mai stati una band one shot. Ma, spogliati di ogni orpello, trattano di sensazioni e sentimenti che crediamo siano comprensibili da chiunque. Ogni strada o scelta espressiva, se funzionale alla necessità creativa, è degna di esistere. Quello che cerchiamo di fare con la musica non è altro che chiuder il cerchio. Di modo che nessuna delle due componenti possa escludere l’altra. A volte nascono insieme, altre una è il seme dal quale germoglia la pianta. In generale tendiamo a far crescere le due cose insieme, per quanto possibile. Non è mai una scelta di genere. Quello che vien fuori, alla fine, è sempre qualcosa di vagamente inaspettato.

6)Parliamo del vostro Ep “Ravens And Writing Desks”…Ci parlate delle sue sonorità alquanto dark?

L’ estetica sonora, e fisica, dell’Ep in parte rispecchia la nostra passione per la letteratura ottocentesca (la citazione nel titolo dovrebbero darne ampia evidenza), in parte pensiamo sia il giusto vestito per le sensazioni di cui sono permeati i testi. Crediamo che certe cose vadano affrontate non temute, nascondere la testa sotto la sabbia non è mai una soluzione. E poi, a dirla tutta, ci sono fin troppi cantori d’amore in Italia, preferiamo andare a frugare in territori più cupi e scivolosi dell’animo umano. Ci teniamo, visto che abbiamo parlato di estetica Dark, a citare la bellissima immagine di copertina di Brooke Shaden. Artista che adoriamo e che è stata così gentile da permetterci di usarla

7)Quale è la canzone di cui andate proprio fieri?

Decisamente Unnecessary Pain. Speriamo di potervi far sentire presto la versione Live. E’ leggermente differente da quella incisa su CD. Il lavoro ritmico di Alex sul pezzo, appena entrato nella band, è stato davvero incredibile.

8)C’è un filo rosso in questo Ep?

Direi rosso sangue. Se c’è, è di sicuro il numero 3.

9)Cosa dobbiamo aspettarci nel futuro da Arsenic Unbirthday? State lavorando a del nuovo materiale?

Certamente, e ce lo auguriamo, un sacco di live. Purtroppo non viviamo di musica. E questo ci porta via un sacco di tempo. Stiamo lavorando al video di Another sin to hide, dovrebbe uscire entro la fine dell’estate, ed è già in cantiere il secondo CD. Questa volta full length.

10)Vi è stato mai proposto di scrivere una colonna sonora per un film?

No, ma non ti neghiamo che sarebbe il coronamento di un sogno per tutti noi. Crediamo che la nostra idea musicale possa funzionare molto bene in questo senso. Speriamo di poterne dare prova con il nuovo CD. Ci saranno molte parti più dilatate ed atmosferiche. Con l’Ep abbiamo dovuto fare ovviamente delle scelte più semplici ed, in un certo senso, radicali.

11)Provate a descrivere il vostro concerto perfetto…

Presentati dalla lettere fumose dal Brucaliffo, in una vecchia sala da the di Soho adibita a locale di malaffare. Tra il pubblico: puttane inguainate nei corsetti, lo Stregatto che palpeggia la Regina di cuori, Dorian Gray che, tra un bicchiere e l’altro di assenzio, discute della vacuità della vita con Salvador Dalì. Magritte e i conigli di Richard Adams ubriachi di sidro, Willy Wonka che canta Unnecessary Pain e uno scontroso Mr. Hyde che con John Bonham chiede a gran voce un bis. Si, ci sembra possa esser il concerto perfetto.

12)E, per finire, perché ascoltare Arsenic Unbirthday?

Perché fa male, ovviamente. E questo, in parte, significa vivere. Come ogni ferita si rimarginerà. Ma lascerà dei segni.

Grazie per la vostra attenzione e per la vostra musica!

http://www.arsenicunbirthday.com/

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