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Apatia – Prima Forma Indefinita

“Male di vivere” comincia con un arpeggio delicato a cui si aggiunge una ritmica appena accennata. Poi arriva solo di chitarra tanto evocativo. Una pausa e poi ancora arpeggio e ritmica per ricominciare. Poi entra lo scream e dei refrain ossessivi minimali. La canzone da semplice ballad assume la forma black metal pertinente alla band. Lo stacco verso il centro è austero, solenne, prodigioso. Il sound richiama band tipo Mayhem e Darkthrone. Bello il contrasto tra i refrain rocciosi e gli stacchi più melodici dove si uniscono le voci estreme e clean. Stupendo il solo di fine pezzo, giusto sigillo per questa canzone.

Si continua con “Non titolata”. Anche qui arpeggio in esordio. Poi ancora i refrain ossessivi come nella canzone precedente. Anche qui refrain rocciosi in compagnia di stacchi più melodici. “Intermezzo”, come gli esordi delle due precedenti, cerca di creare una tregua ad un sound talvolta impenetrabile ed invalicabile. Una sorta di poesia/canzone che, insieme alle altre, tenta di conquistare il nostro animo tormentato con le sue melodie di chitarra.

Arriva poi “Mono”, la cui musica è stata scritta da Christian Castorina. Qui il sound diventa ancora più potente ed un basso spicca in sottofondo per rendere il tutto più corposo. Il sound è sempre malinconico e sinistro e qui si arricchisce di sonorità da film horror. Uno stacco centrale ci porta la mente altrove, anche questo tanto evocativo. Poi finale “terribile” e vigoroso per schiantarci al muro…

“Epitaffio” conclude il tutto. Si caratterizza per lugubri note iniziali, cadaveriche. Poi si aggiunge il cantato e la canzone si apre. Ancora lancinanti/ossessivi refrain caratterizzano il pezzo. Sono tali refrain che catturano l’attenzione dell’ascoltatore insieme ai passaggi più melodici. Il cantato in scream non del tutto convincente.

Il prodotto dal punto di vista tecnico è tanto curato: mix, produzione, master, dinamica e songwriting di livello 80/100. Davvero buon prodotto per gli Apatia che ben si agganciano alla tradizione del loro genere di riferimento aggiungendo un’impronta originale tanto melanconica e sinistra. Come non notare lo storytelling che la band riesce a trasmettere in una cornice sonora tipicamente black metal. C’è un qualcosa di cinematografico in “Prima forma indefinita”: alcune “impressioni sonore”, a mio parere, potrebbero benissimo trovarsi in una soundtrack di un film horror e non.

Per finire, “Prima forma indefinita” ti lascia a bocca aperta, un disco decisamente straziante, un disco inusitato, profondo, viscerale…Scava come un abisso nel nostro animo…